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11th July 17:42
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Ancora su rumore e Lex,8h e attenuazione DPI
Ringrazio tutti per avermi accolto in maniera garbata.
Inizio a rispondere a Davide.
Come dicevo nella mia prima risposta, il superamento del valore limite
di 87 dB(A) non è una vera e propria classe poichè la norma ti impone
di non superare in nessun caso tale valore.
Le classi in effetti, è come se fossero solo tre:
1) Lex <= 80 dB(A) e Ppeak <= 135 dB(C)
2) 80 < Lex <= 85 dB(A) e/o 135 < Ppeak <= 137 dB(C)
3) Lex > 85 dB(A) e/o Ppeak > 137 dB(C)
Quando si verifica la situazione 3, è possibile che si abbia anche il
superamento di 87 dB(A) e/o 140 dB(C) (in picco). In tal caso, si deve
procedere alla verifica dell'attenuazione e, nell'ipotesi che questa
sia soddisfatta, la classe di rischio e dunque i conseguenti
adempimenti, saranno sempre quelli relativi al superamento di 85 dB(A)
e/o 140 dB(C).
Faccio inoltre i miei complimenti a Davide per aver colto nella ratio
della norma la necessitÃ* di calcolare l'attenuazione solo
relativamente alle lavorazioni nelle quali effettivamente si fa uso
dei DPI (so che per alcuni questa cosa potrÃ* sembrare scontata, ma ho
giÃ* potuto vedere le valutazioni di colleghi eseguite come se i
lavoratori indossassero per 8h al giorno i DPI. So che è più facile
così da calcolare, ma non è l'interpretazione corretta).
Per Mirko.
Non capisco, quando parli di assenza di definizione del valore di
picco a cosa ti riferisci esattamente, dato che una sua definizione la
riscontri nella UNI 9432 nella quale si definisce livello di pressione
sonora istantanea non ponderata di picco come il livello di pressione
sonora istantanea non ponderata misurato con tempo di salita non
maggiore di 100 μs e rilevato con caratteristica dinamica "picco".
Ovviamente questa definizione faceva riferimento alla vecchia
legislazione, tanto che si parla di "non ponderata", ma come ben sai,
il filtro di ponderazione C (introdotto con la nuova norma), in questo
senso non muta il senso della definizione in quanto il parametro che
ha il potere di intervenire sul risultato è solo la costante di tempo
peak. In pratica puoi sempre fare una misura in scala lineare e, a
posteriori, calcolare il risultato con la ponderazione C, ma non
potrai mai fare la stessa cosa cambiando le costanti di tempo.
Tuttavia ritengo indubbio che la costante da applicare sia peak e non
impulse, nonostante non sia specificato dalla normativa. Esse hanno
scopi diversi, ma indubbiamente, per il tipo di dato che la norma
richiede, la peak si rivela più adatta. Dunque, mi atterrei alla
stessa definizione precedentemente data, sostituendo alla scala lin la
scala C. E' in tal senso fondamentale verificare che il proprio
strumento abbia una sensibilitÃ* al picco di almeno 100 μs (ormai quasi
tutti dovrebbero avercela, ma meglio controllare).
Se ho frainteso il senso della tua domanda, scusami......
Per quanto riguarda il software, esso è più propriamente un foglio di
calcolo in excel e consente di svolgere i calcoli necessari, fornendo
anche il calcolo dell'errore. Senza dilungarmi in una lunghissima
trattazione, per ciò che concerne l'errore temporale (non vorrei
essere poi accusato di aver fatto pubblicitÃ* ingannevole, anzi vorrei
precisare di non stare facendo pubblicitÃ* al libro, mi limito a
rispondere ad una domanda), dato che lo nomini in maniera esplicita,
esso viene "assorbito" nel calcolo impiegando una costante. Questo è
possibile poichè il suo contributo è molto più piccolo rispetto alle
altre componenti dell'errore sistematico e strumentale. Comunque alla
fine ottieni un errore associato alle singole lavorazioni ed al lex,d
o settim****e.
Detto tra noi, ti confido all'orecchio, in assoluta riservatezza, che
questa faccenda dell'errore si rivela nella maggior parte dei casi
un'inutile perdita di tempo. La norma chiede che lo si calcoli, per
cui va calcolato, ma nella stragrande maggioranza delle condizioni
reali di lavoro, un calcolo dell'errore ben eseguito ti dovrebbe
fornire uno scarto di + o - 6-7 dB(A)!!!. Infatti, per calcolare
l'errore, tu esegui un certo numero di campionamenti per ogni misura.
Concretamente, tali campionamenti sono eseguiti uno di seguito
all'altro e per un tempo "ragionevole". Ma nel calcolo dell'errore,
così facendo, tieni in considerazione solo gli scostamenti che si sono
verificati tra un campionamento e l'altro. Se tornassi il giorno dopo
a ripetere le misure, troveresti un altro valore di Leq per la singola
lavorazione svolta in condizioni REALI (perchè questo è il problema),
ma la cosa più preoccupante è che questo nuovo livello equivalente
sarebbe molto probabilmente fuori dal range di errore che avevi
calcolato il giorno prima.
Un calcolo dell'errore ben fatto, per le tipologie di aziende che
costituiscono oltre il 90 % del panorama italiano, cioè piccole
attivitÃ* con meno di 25 dipendenti, in cui tutti fanno tutto,
richiederebbe monitoraggi di mesi e ti dovrebbe dare per l'appunto un
range di variabilitÃ* molto alto, stante l'enorme variabilitÃ* esistente
nella stragrande maggioranza dei lavori.
Ciò non toglie che vada fatto.
La scelta di limitarmi ad un semplice foglio di calcolo anzichè fare
un software vero e proprio, è legata al fatto che io non amo i
software e mi limito ad usare word e excel per le valutazioni del
rischio ed ogni altro lavoro. All'inizio avevo anche preso in
considerazione l'ipotesi, ma poi mi sono chiesto se io per primo
l'avrei mai utilizzato. La risposta è no. Ognuno di noi lavora con i
propri modelli, con una propria grafica, con un proprio schema
mentale. Non riuscirei mai a consegnare al cliente un bruttissimo
do***ento (perchè tali sono quelli che vengono tirati fuori dai vari
SW in circolazione) per ottenere il quale la mia creativitÃ* si sarebbe
ridotta all'inserimento dell'anagrafica e dei dati.
Per questo mi sono limitato alla realizzazione di un
"semplice" (perchè credo sia di semplice utilizzo) foglio di calcolo
che consente di calcolare lex,d,w con il suo bravo errore,
l'attenuazione dei DPI con OBM, HML e SNR, il danno uditivo
conseguente (per i MC) ma alla fine, posso comunque prendere i dati e
riportarli sul mio do***ento personalizzandoli graficamente come piace
a me.
Non pretendo che questa logica sia condivisa, ma io ho scritto un
libro e vi ho allegato un CD, non viceversa. La mia speranza è quella
che leggendo un libro ciascuno di noi diventi capace di costruirsi il
conseguente software che più gli farÃ* comodo......
Buon lavoro ragazzi
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