Mombu the Politics Forum sponsored links

Go Back   Mombu the Politics Forum > Politics > Africa e schiavismo islamico
User Name
Password
REGISTER NOW! Mark Forums Read

sponsored links


Reply
 
1 20th June 01:41
artamano
External User
 
Posts: 1
Default Africa e schiavismo islamico


Ho trovato questo su internet
----------------------

...........aggiungo che l'immonda schiavitu' perpretata dai bianchi che
coinvolse circa 12 milioni di persone di colore inizio relativamente tardi
rispetto alla schiavitu' perpretata dai musulmani che inizio' ben 8 secoli
prima di quella occidentale .
Faccio degli esempi pochi rispetto alla mole che posseggo , in quanto il
materiale è copioso

A Cordova nell Harem di Abd al Rahman (912-961 ) conteneva l'impressionante
numero di 6000 concubine , tutte bottino delle conquiste islamiche , al
Cairo nell Harem fatimida il numero era di 2000 .

il pensatore Ibn Kaldhun (1332 -1406) professo anche l'inferiorita delle
razze negroidi ,dicendo che : LE NAZIONI NEGRE HANNO UNA PROPENSIONE VERSO
LA SCHIAVITU' " questa specie di teoria razziale eugenetica , anticipava
di ben 4oo anni le ben note teorie eugeneti di GUSTAV LE BON e di tanti
altri cui fece una vera e propria scuola con le conseguenze che abbiamo
visto , e la scrisse nella sua opera THE MUQADDIMAH ed aggiunse
che questa propensione verso la schiavitu' era supportata dalla animalesca
vicinanza nel mondo degli istinti ferini.

Il processo di schiavizazzione dei neri da parte islamica ebbe inizio nel
nono secolo , con 8 secoli d'anticipo rispetto a quella cosi detta dei
bianchi verso i negri , ed ebbe dei numeri giganteschi , nella stessa la
Mecca vi erano centinaia di concubine schiave provenienti dall'etopia .

Lo studioso RALPH AUSTEN calcolo' l'esportazione di schiavi neri da parte
di islamici in 3 direttive , per il Sahara , dalle coste del mar rosso , e
dall'Africa dell'est , secondo i dati delle conservatorie da lui studiate
furono schiavizzati ben 4.820 .000 negri dal 950 d.c. al 1600 d.c.

Un altro studioso PAUL LOVEJOY disse : secondo le direttive mar rosso ed
oceano indiano tra il 950 d.c. al 1600 d.c. si possono calcolare in circa
10 .000.000 , QUINDI SOMMANDO LA DIRETTIVA SAHARIANA A QUELLA INDIANA ,
furono SCHIAVIZZATI non meno di 14.000.0000 milioni di negri in circa 650
anni monitorati.


non vado piu avanti ho moltissimo materiale , non cito i secoli 1700 in poi
, se no innonderei di altre cifre ho anche numeroso materiale di come
venivano trattati questi schiavi , magari piu in la li citero' e non
aggiungo i circa 1 .500. 000 di schiavi BIANCHI tra il 1500 ed il 1800
che furono sottomessi dagli islamici
purtroppo a livello numerico la schiavitu' perpretata dagli islamici supera
lungamente in tempo e numeri la immonda schiavizazzione bianca , quindi le
colpe di questo mondo sono attribuibili ad ambedue , con i giusti numeri
attribuibili secondo le loro responsabilita'


----------------------------------------------


Dal Niger al Sudan, la schiavitù continua a essere praticata e
giustificata
in nome del Corano. A rilanciare l'allarme sono i vescovi dell'Africa
nera,
un reporter italiano e una baronessa inglese della House of Lords

di Sandro Magister


ROMA - Iosephina Bakhita, la prima santa del Sudan,
canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2000, era stata da giovane una
schiava,
venduta e rivenduta sui mercati di El Obeid e Khartoum. Ebbe la fortuna di
finire in Italia. Quando fu liberata e si fece battezzare correva l'anno
1890.

Ma oggi, a più di un secolo di distanza, tra il Sahara e
il Nilo di schiavi ve ne sono ancora. Ed è uno schiavismo soprattutto di
matrice islamica, erede della tratta che per secoli trasferì a forza dall'
Africa sub-sahariana verso le terre arabe e musulmane da 11 a 14 milioni
di
africani.

Di questa tratta poco si è studiato e poco si dice, a
differenza di quella che si diresse verso le Americhe. L'ultima assemblea
generale delle conferenze episcopali cattoliche dell'Africa, tenuta a
Dakar
nell'ottobre del 2003, vi ha dedicato una sessione, introdotta da
affermazioni come questa:

"A lungo le ****isi su questo tema sono state poste all'
indice. Una causa della paralisi di questa coscienza storica è stato l'
atteggiamento di molti intellettuali e governanti musulmani riguardo alla
tratta trans-sahariana. Per ragioni di sensibilità religiosa non vogliono
riconoscere adeguatamente la responsabilità araba e islamica in questo
dramma, i cui effetti nefasti continuano tutt'ora. Oggi nel mondo arabo il
termine nero significa semplicemente schiavo. Le tracce del commercio
trans-sahariano formano strade geografiche che portano nel Maghreb e nel
Medio Oriente".

Ieri come oggi. Su una di queste strade - attualmente
percorsa da africani che da Senegal, Mali, Guinea, Costa d'Avorio, Ghana,
Benin, Togo, Nigeria, Camerun convergono sul Niger e da lì, da Agadez
(nella
foto la moschea), affrontano il deserto fino alle coste della Libia per
poi
raggiungere l'Italia e l'Europa - l'inviato del "Corriere della Sera"
Fabrizio Gatti s'è imbattuto in casi di schiavitù da XXI secolo, e ne ha
dato conto in un reportage pubblicato in cinque puntate tra il 24 dicembre
2003 e il 2 gennaio 2004 sul maggior quotidiano italiano.

Sull'attuale rotta trans-sahariana degli emigranti,
l'epicentro della schiavitù è l'oasi di Dirkou, nel Niger, appena passato
il
deserto di Téneré. I clandestini vi arrivano senza più un soldo, derubati
di
tutto dai militari del Niger nei frequenti posti di blocco. E allora,
scrive
Fabrizio Gatti:

"Per non morire di fame lavorano gratis, nelle case dei
commercianti o nei palmeti. Lavano pentole, curano orti e giardini,
raccolgono datteri, impastano mattoni. In cambio di una scodella di
miglio,
un piatto di pasta, il caffè, qualche sigaretta. Volevano arrivare in
Italia, sono diventati schiavi. Solo dopo mesi di fatica il padrone li
lascia andare, pagando finalmente il biglietto per la Libia: 25 mila
franchi, 38 euro e 50. Ma la paura è di finire come quelli che sono
prigionieri da più di un anno. Sono diventati pazzi e vivono nella
boscaglia".

E la filosofia di questa nuova tratta degli schiavi? Un
caporale di fanteria, "faccia e cognome arabi", la spiega così all'inviato
del "Corriere", additando i neri in ginocchio nella sabbia:

"Noi già pregavamo Allah che quelli ancora suonavano i
tamburi e si mangiavano tra loro come animali. Quelli là non sono come
noi.
Se possono pagarsi il viaggio fino in Italia, vuol dire che sono ricchi. È
giusto che lascino qualcosa in Niger, a noi che non abbiamo i soldi per
andarcene".

Il reporter commenta:

"È una vecchia storia. Arabi libici e neri hausa del
Niger
considerano gli abitanti della costa africana semplicemente inferiori. Un
tempo attraversavano il Ténéré e il Sahara sulla stessa rotta, per
comprarli
e rivenderli come schiavi. Adesso li ammassano sui camion peggio delle
bestie. Cammelli e capre fanno viaggi di prima classe, a loro confronto.
Hanno spazio per sdraiarsi, fieno e acqua. Dei clandestini a nessuno
importa
se muoiono nel deserto".

A est del Niger c'è il Ciad. E poi il Sudan, traversato
dal Nilo e segnato da una lunga guerra civile tra il nord arabo e
musulmano,
detentore del potere, e il sud nero e non islamizzato. Nel Sudan, da parte
dei dominanti arabi, la schiavitù continua a essere non solo praticata, ma
anche teorizzata in nome del Corano.

Un libro pubblicato a Londra nel giugno 2003
dall'istituto
britannico Civitas do***enta che in Sudan, in aree a popolazione nera come
Bahr El-Ghazal, i monti Nuba, il Sud Kordofan e il Darfur, sono ricorrenti
le incursioni di gruppi arabi armati, finalizzate a "uccidere gli uomini e
trarre in schiavitù le donne e i bambini".

Il libro riporta le testimonianze di donne e ragazzi
sfuggiti alla schiavitù e mostra come negli anni Novanta la prassi sia
stata
incoraggiata dal National Islamic Front, il partito egemone a Khartoum,
diretto da un leader di spicco dell'islamismo mondiale, Hassan Al-Turabi:

"Capi del NIF mobilitavano le tribù arabe, le
incoraggiavano a partecipare alla jihad, promettevano loro gli schiavi
come
bottino di guerra, assicuravano che la schiavitù era giustificata dal
Corano
come mezzo per convertire all'islam, e fornivano l'appoggio logistico ai
raid, con cavalli, armi e truppe".

Uno degli autori del libro è la baronessa Caroline Cox,
membro ed ex vicepresidente della House of Lords, la camera alta
britannica.
Nel suo primo viaggio in Sudan, la baronessa Cox arrivò in un villaggio,
Nyamlell nella regione di Bahr El-Ghazal, dove poco prima 80 uomini e 2
donne erano stati uccisi e 282 donne e bambini erano stati portati via
come
schiavi. In seguito fece un'altra ventina di viaggi in Sudan, spesso in
aree
proibite, raccogliendo una do***entazione sempre più vasta.

Il libro riferisce anche colloqui con mercanti arabi di
schiavi. Sostengono che la shari'a, la legge islamica, li autorizza a
ridurre in schiavitù i figli e i famigliari degli uomini contro i quali
sono
in guerra. E affermano di vendere schiavi ad arabi di altri paesi.

Una ex schiava originaria di Karko sui monti Nuba, Mende
Nazer, ha raccontato la sua storia in un libro uscito l'anno scorso in
tedesco e ora anche in inglese. Catturata nel 1992, fu prima schiava di
una
ricca famiglia di Khartoum e poi, dal 2000, di un diplomatico sudanese a
Londra, dal quale scappò chiedendo asilo politico.
---------------------------------------------

Data invio: sabato 6 marzo 2004 20.53
UN AFRICANO CONSIDERA LO SCHIAVISMO ISLAMICO INFLITTO AGLI AFRICANI


UN AFRICANO CONSIDERA

LO SCHIAVISMO ISLAMICO

INFLITTO AGLI AFRICANI

AFRICANI LIBERATI DALLE MANI DI UN NEGRIERO ARABO DEL ZANZIBAR NEL 1884
(Ofosu-Appiah, p. 82)

I. LE PRETESE DELL'ISLAM

Al giorno d'oggi ci sono parecchi afrocaraibici e afroamericani che si
convertono all'Islam. Secondo le ricerche, questi nuovi islamici si sono
convertiti primariamente perché avevano l'idea che l'Islam fosse una
religione di "fratellanza" e di uguaglianza. Molti di loro credevano che
l'Islam non avesse problemi razziali e che non fosse coinvolto nella tratta
degli schiavi, come parecchi stati occidentali europei.

'Abd-al-Aziz' Abd-al-Zadir Kamal dice nel suo scritto "L'Islam e la
questione razziale": "Nell'Islam, l'umanità costituisce una sola grande
famiglia, creata (con) ... diversità di colori della pelle ... (perciò) ...
adorando Dio tutti gli uomini sono uguali, e un arabo non ha la precedenza
su un non arabo... Tutti gli esseri umani sono ... uguali ... e i matrimoni
sono conclusi senza alcun riguardo del colore della pelle." Egli asserisce
dunque che nell'Islam ci sia l'armonia razziale e che tutti,
indipendentemente dal loro colore, abbiano "gli stessi diritti sociali ...
obblighi legali ... opportunità di lavoro e ... la protezione della loro
persona" (pag. 64).

Ma è vero? Queste pretese sono valide alla luce della storia? Guardiamo per
esempio la questione della schiavitù nell'Islam.

II. LE FONTI ISLAMICHE CONFERMANO QUESTE PRETESE?

Sfortunatamente ci sono molte persone di pelle nera che credono che
l'attacco accanito degli arabi all'Occidente collimi con la causa africana.
È uno sbaglio mortale. I primi scrittori musulmani delle tradizioni
islamiche (che sono state redatte abbastanza tardi, cioè fra il nono e il
decimo secolo d.C.) ammettono che già al tempo di Maometto era diventato
appropriato propagare le sue idee tramite conquiste militari. Il suo
obiettivo principale era il controllo politico e militare; perciò non ci
sorprende che secondo la tradizione abbia detto: "L'atto più meritevole ...
e la migliore fonte di guadagni è la guerra" (Mishkat II, pag.340).

Quando i primi leader della conquista araba (cioè Abu Bakr, Umar e altri)
invadevano i paesi, la storia dimostra che gli abitanti innocenti potevano
essere dominati da loro oppure "accettare la morte tramite la spada"
(Dictionary of Islam, pag.24).

Lo stesso Corano comanda ai musulmani: "...uccidete questi associatori
ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati..."
(sura 9:5). Inoltre raccomanda ai musulmani di avere schiavi e schiave (sura
4:24-25).

Secondo la tradizione islamica il generale Abu Ubaidah, durante l'assedio di
Gerusalemme, diede l'opzione agli abitanti di "accettare l'Islam oppure di
prepararsi ad essere uccisi con la spada" (Rau Zatu, Volume II, pag.241).

I compilatori musulmani del tardo nono secolo ammettono francamente che
Maometto fosse un condottiere militare. Mentre le prime descrizioni della
vita di Maometto dicono poco della sua attività profetica, abbondano di
racconti delle sue battaglie. Al-Waqidi (morto nell'820) stima che Maometto
fosse coinvolto personalmente in 19 delle 26 battaglie (Al-Waqidi 1966:144).
Ibn Athir dice che il numero era 35 (Ibn Athir, pag.116), mentre Ibn Hisham
(morto nel 833) lo valuta a 27 (Ibn Hisham, pag.78).

Il consiglio bellico di Maometto ai suoi seguaci fu questo: "Gareggiate con
me in fretta per invadere la Siria, forse avrete le figlie di Al Asfar"
(Al-Waqidi 1966:144). C'è da osservare che Al Asfar era un LIBERO uomo
d'affari africano con figlie bellissime, fino al punto che "la loro bellezza
era diventata proverbiale" (Al-Waqidi 1966:144).

Di conseguenza, i poveri discepoli di Maometto non rimasero poveri per molto
tempo. Diventarono straricchi con i bottini di guerra, e ac***ularono molti
animali e SCHIAVI, nonché molto oro (Mishkat, Volume II, pag.251-253,
405-406).

Non c'è da meravigliarsi che Ali Ibn Abu Talib si millantava dicendo: "I
nostri fiori sono la spada e il pugnale. Narcisi e mirti non sono nulla; la
nostra bevanda è il sangue dei nostri nemici, il nostro calice è il loro
cranio dopo averli combattuti" (Tarikh-ul Khulafa, pag.66-67).

Non sorprende che il Corano echeggia questo pensiero dicendo: "Quando (in
combattimento) incontrate i miscredenti colpiteli al collo finché non li
abbiate soggiogati,..." (sura 47:4) e "Combattete coloro che non credono in
Allah ..., e quelli, tra la gente della Scrittura (cioè i giudei e i
cristiani)..." (sura 9:29).


III. LA STORIA CONFERMA QUESTE PRETESE?

Il generale musulmano Amr Ibn Al'As invase l'Egitto dal 639 al 642 (Williams
1974:147-160). L'Egitto non gli bastò e per questo cercò di colonizzare la
Makuria, un regno cristiano indipendente. Il re Kalydossas però sventò le
sue macchinazioni nel 643. Al'As cercò nuovamente di soggiogare la Makuria
nel 651, ma fallì e fu costretto a firmare un trattato di pace (Williams
1974:142-145).

Nel 745 il generale Omar, il nuovo governatore dell'Egitto, intensificò la
persecuzione dei cristiani, ma il re Cyriacus della Makuria riuscì ad
arginare questo nuovo attacco (Williams 1974:142-145). Nel 831 il re
Zakaria, il nuovo monarca della Makuria, si allarmò per i cacciatori
musulmani di schiavi che stavano invadendo il suo paese (l'odierno Sudan).
Egli mandò una delegazione internazionale al califfo di Bagdad affinché
queste violazioni del trattato di pace fossero fermate, ma non ricevette
alcun aiuto (Williams 1974:142-145).

Il sultano Balbar dell'Egitto continuò a violare il trattato del 651 (vedi
sura 9:1-4). Più tardi, nel 1275, i musulmani, del soggiogato Egitto,
cominciarono a colonizzare e a distruggere la Alwa, la Makuria e la Nobatia,
i tre regni cristiani antichi in Africa. I popoli di queste nazioni, una
volta indipendenti e splendide, furono venduti come schiavi.

Mentre l'Islam e la cultura araba dilagavano in Africa, si diffondevano
anche lo schiavismo e il genocidio culturale. Si cominciava a fare guerre
per avere schiavi africani. Kumbi Kumbi, la capitale del Ghana, fu distrutta
dagli invasori musulmani nel 1076. Il Mali aveva una "mafia" musulmana che
"incoraggiava" i re africani del Mali ad abbracciare l'Islam. Questa "mafia"
controllava le importantissime carovaniere e i porti commerciali
dell'Africa. I musulmani riuscirono a impadronirsi dei posti più importanti
nel governo e cominciarono a cambiare la storia antica del Mali in modo che
gli eventi preislamici fossero cancellati. Per ragioni di sicurezza, il
governo ganaense dei Mossi, che era conscio del potere dei commercianti
musulmani, istituì un dipartimento governativo per controllare lo spionaggio
musulmano (Davidson, Wills e Williams).

La tratta islamica degli schiavi si svolgeva anche intorno al Lago di Ciad
negli stati musulmani di Bagirmi, Wadai e Darfur (O'Fahley e Trimmingham
1962:218-219). Nel Congo, i negrieri Jallaba commerciavano con i Kreish e
con gli Azande, un popolo nel nord (Barth e Roome). Ugualmente frequentata
era la rotta che seguiva lo spartiacque tra il Nilo e il fiume Congo, dove i
negrieri arabo-musulmani (per esempio Tippu Tip del Zanzibar) arrivavano
dalle zone orientali dell'Africa (Roome 1916, e Sanderson 1965).

Nell'Africa orientale, i promotori del commercio degli schiavi erano i
popoli Yao, Fipa, Sangu e Bungu, che erano tutti musulmani (Trimmingham 1969
e Gray 1961). Sulla riva del Lago Nyasa (ora chiamato Lago di Malawi) fu
istituito nel 1846 il sultanato musulmano di Jumbe con lo scopo preciso di
favorire il commercio degli schiavi (Barth 1857 e Trimmingham 1969). Nel
1894 il governo britannico valutò che il 30 per cento della popolazione di
Hausaland fosse costituito da ex schiavi. Era così anche nell'Africa
occidentale francese fra il 1903 e il 1905 (Mason 1973, Madall e Bennett, e
Boutillier 1968).

IV. L'ISLAM OGGI

A. SONO VALIDE QUESTE PRETESE?

Gli africani moderni hanno per troppo tempo praticato l'amnesia selettiva
riguardo allo schiavismo islamico. Quelli di colore hanno messo giustamente
l'enfasi sull'impatto distruttivo del colonialismo europeo e del commercio
transatlantico degli schiavi, ma stranamente hanno ignorato la molto più
duratura e devastante tratta arabo-musulmana degli schiavi in Africa.

Non si sente quasi mai parlare degli africani che erano costretti a migrare
a causa delle incursioni dei negrieri musulmani dall'est, dall'ovest e dal
nord dell'Africa dopo il settimo secolo. Gli schiavi africani, trasportati
per via nave da Zanzibar, Lamu e altri porti estafricani, non erano portati
in Occidente (come molti musulmani vogliono farci credere), ma finivano in
Arabia, in India e in altri stati musulmani in Asia (Hunwick 1976, e
Ofosu-Appiah 1973:57-63). Rapporti non ufficiali valutano che oltre 20
milioni di africani sono stati venduti come schiavi dai musulmani fra il 650
e il 1905 (Wills 1985:7)! È interessante notare che la maggioranza di questi
20 milioni di schiavi non era costituita da uomini, ma da donne e bambini
che sono più vulnerabili (Wills 1976:7). È logico, visto che la posizione
delle femmine nel Corano è sempre stata inferiore a quella dei maschi (sura
2:224; 4:11,34,176).

I teologi musulmani, come il famoso Ahmad Baba (1556-1527), sostenevano che
"... la ragione dello schiavismo imposto ai sudanesi è il loro rifiuto di
credere ... (Perciò) è legale impossessarsi di chiunque venga catturato come
miscredente ... Maometto, il profeta, ridusse in schiavitù le persone perché
erano Kuffar ... (È dunque) legale avere in possesso gli etiopi ..." (Baba
pag.2-10).

Hamid Mohomad (alias "Tippu Tip"), che è morto nel 1905, era uno dei più
affaccendati negrieri di Zanzibar. Ogni anno vendeva oltre 30.000 africani
(Lewis pag.174-193 e Ofosu-Appiah 1973:8). È importante ricordarsi che la
tratta degli schiavi a Zanzibar è continuata fino all'anno 1964! Infatti,
nella Mauritania la tratta non è stata ufficialmente dichiarata illegale
prima dell'anno 1981, mentre nel Sudan continua persino fino al giorno
d'oggi secondo un rapporto dell'ONU del 1994 (vedi anche Ofosu-Appiah
1973:57-63; "The Times" del 25 agosto 1995; Darley 1935; MacMichael 1922 e
Wills 1985). Tutti questi esempi riguardano uno schiavismo esclusivamente
islamico.

B. BISOGNA RICONOSCERE QUESTE PRETESE?

I fatti soprannominati vengono generalmente sorvolati, ignorati o
dimenticati nella letteratura di oggi, semplicemente perché non è
"politicamente corretto" parlarne. Essendo io stesso africano, dico
onestamente che dobbiamo rivalutare il ruolo dell'imperialismo europeo del
diciannovesimo secolo riconoscendo che esso, malgrado la "stampa cattiva"
che gode, è stato una delle poche forze che hanno fermato l'imperialismo
arabo-musulmano nel continente africano. Gli arabo-musulmani di oggi
screditano l'imperialismo occidentale del passato senza considerare o
discutere l'argomento della loro propria sordida storia nel continente.

CONCLUSIONI:

Questo è stato un breve riassunto dello schiavismo islamico in Africa. I
compilatori del Corano e gli scrittori islamici posteriori ammettono che la
guerra e la tratta degli schiavi fossero i mezzi più efficaci per
impadronirsi di nuovi ed indipendenti paesi in Africa. Questa teologia ha
danneggiato gravemente non soltanto la vita familiare africana, ma anche
l'antica eredità cristiana in Africa e lo sviluppo economico fino al giorno
d'oggi. L'Islam ha attaccato deliberatamente prima le donne e i bambini, la
parte più vulnerabile e importante della popolazione africana. Gli uomini
che non sono stati venduti come schiavi sono semplicemente stati uccisi. La
colonizzazione e lo schiavismo islamici sono cominciati oltre 1000 anni
prima della più recente e breve tratta europea e transatlantica (Hughes
1922:49). Molte culture africane, sia pagane che cristiane, sono state
distrutte. Perché?

Inoltre, perché i musulmani non protestano contro la schiavitù imposta agli
africani nel Sudan odierno, e perché non la fermano? Il loro silenzio è
molto eloquente! Mentre gli schiavi nei paesi occidentali sono stati
liberati secoli fa, gli africani si chiedono per quanto tempo lo schiavismo
durerà ancora nel continente africano.

Il Signore Gesù Cristo ha detto: "Andate e predicate l'Evangelo in tutto il
mondo", inclusa l'Africa (Matteo 28:19-20). Non ci ha chiesto di fare la
guerra o di ridurre i popoli in schiavitù. Al contrario, quando il Figlio di
Dio ti avrà liberato sarai davvero libero. Infatti, la Bibbia condanna ogni
tipo di imperialismo, sia arabo, europeo, asiatico che africano (vedi Esodo
23:4-5; Levitico 19:15; Deuteronomio 27:17; Proverbi 10:2-4, Isaia 5:20;
Matteo 5:13-16; 38-48; 15:19; Giovanni 18:36-37; Romani 1:16-3:20; Ebrei
11:8-16 e Giacomo 4-5). Gesù ha anche detto: "Li riconoscerete dai loro
frutti". I bianchi cristiani moravi della Germania deliberatamente vendevano
loro stessi come schiavi per poter predicare l'Evangelo agli schiavi neri
nelle Indie occidentali! Gli arabi musulmani hanno mai fatto qualcosa di
simile per i neri? Il buon albero di Cristo porta frutti buoni. L'albero
cattivo dell'Islam ha portato frutti cattivi in Africa dal 639 in poi, e
continua a farlo fino al giorno d'oggi. Sta a te fare il confronto e
prendere posizione.
  Reply With Quote


  sponsored links


Reply


Thread Tools
Display Modes




Copyright © 2006 SmartyDevil.com - Dies Mies Jeschet Boenedoesef Douvema Enitemaus -
666