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1 9th May 07:18
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IL VIAGGIO DEL PRESIDENTE
La svolta di Bush l'Africano

di Maurizio Molinari

QUINDICI miliardi di dollari per combattere l’epidemia dell’Aids, impegno
a tutto campo per difendere flora e fauna della giungla dalla minaccia
dell’inquinamento e disponibilità a dare vita ad un intervento umanitario
in Liberia sotto l’egida delle Nazioni Unite. I tre biglietti di visita
con cui il presidente americano, George Bush, è sbarcato in Africa
descrivono la volontà di dedicare gli ultimi diciotto mesi del suo mandato
a rimarginare le ferite internazionali causate dalla guerra in Iraq per
rovesciare Saddam Hussein. Il deputato del Maryland Steny Hoyer, numero
due dei democratici alla Camera dei Rappresentanti, paragona l’incombente
missione liberiana agli interventi dell’amministrazione Clinton in Bosnia
Erzegovina e Kosovo: «Fermarono le stragi ed oggi da quelle parti vi è una
relativa stabilità».

Il forte impegno per accelerare la pace in Medio Oriente, la scelta di
misurare la pressione sull’Iran degli ayatollah e l’offerta del Pentagono
a Germania e Francia di inviare truppe in Iraq nel quadro di una eventuale
missione della Nato completano il quadro: dopo aver passato due anni ad
imporre alla comunità internazionale l’agenda della guerra al terrorismo
al prezzo di dissensi e lacerazioni, adesso la Casa Bianca lavora su ogni
fronte per ricomporre ciò che si è rotto ed evitare nuovi strappi. Che si
debba o no al serio problema delle armi di Saddam Hussein che non si
trovano, c’è un fatto nuovo a Washington: i neoconservatori stanno
tentando di dimostrare di essere capaci non solo di abbattere i nemici -
come hanno fatto a Kabul e Baghdad - ma anche di costruire il dopo con gli
alleati.

È una strategia internazionale che ricorda da vicino come Bush ottenne la
rielezione a governatore del Texas nel 1998: facendo seguire alle crociate
politiche i compromessi bipartisan. Allora vinse con il 68,6 per cento dei
voti, un record.

Il nuovo stile di Bush non deve far supporre che abbia rinunciato ai suoi
principi né alla sua agenda. In Senegal ha offerto l’alleanza ai leader
africani nella battaglia commerciale per obbligare l’Unione europea ad
abbattere i dazi agricoli e ad accettare i cibi geneticamente modificati.
Dal Sud Africa ha fatto capire che il tempo stringe per il
presidente-despota dello Zimbabwe, Robert Mugabe, che espropria le terre a
vantaggio dei suoi accoliti. E domani da Entebbe ammonirà Sudan, Congo e
Somalia a non diventare santuari per le cellule di Al Qaeda in cerca di
basi.

I contenuti della presidenza Bush non cambiano, muta lo stile. Non a caso
aumentano le citazioni presidenziali del predecessore Bill Clinton, il cui
nome fino a ieri era bandito nei testi della Casa Bianca. Per gli alleati
europei - a cominciare da Francia e Germania, i più diffidenti verso Bush
- è un’occasione per raccogliere la sfida politica e rilanciare l’agenda
transatlantica congelata durante i mesi del duello iracheno.


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