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1 2nd May 09:10
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Default chi ha paura di mister tiscali?


Impresa e innovazione: Renato Soru, 46 anni, fondatore di Tiscali, nella
nuova sede della società alla periferia di Cagliari.
Le voci sulla sua candidatura a presidente della Sardegna (ora
confermata durante una conferenza stampa) scatenano un terremoto.
Soprattutto nel partito di cui dovrebbe essere leader

Sono Renato Soru. È lei che ha detto che avrei avuto gratis il terreno?"
sibila il fondatore di Tiscali. Parla dei 6 ettari alla periferia di
Cagliari su cui sorge la nuova sede della sua azienda, primo internet
provider europeo. Dall'altra parte del telefono un malcapitato balbetta
confuso.
È il funzionario regionale di Forza Italia che ha denunciato sui
giornali locali: "Il terreno di Campus Tiscali è un dono della regione a
Soru". "Per quell'area ho pagato ben 10 miliardi di lire. Lei mente
sapendo di mentire" dice Soru, parola più parola meno, e giù la
cornetta.
È uno dei tanti veleni che da tre settimane si diffondono su Soru. Da
quando cioè corre voce di una sua candidatura - ora confermata durante
una conferenza stampa - alla presidenza della Regione Sardegna per il
centrosinistra.
Le elezioni sono nella primavera 2004, ma potrebbero essere anticipate a
novembre 2003 se l'attuale crisi di giunta non venisse risolta. A dare
il via, un'anticipazione di Panorama. Poi illazioni a valanga. Soru è
stufo della Tiscali? L'azienda va male e vuole liberarsene? Una volta
governatore, non avrà forse l'identico conflitto di interessi che
proprio la sinistra rimprovera a Silvio Berlusconi? Paradossalmente,
l'ipotetica candidatura ha terremotato più l'Ulivo che il Polo. Ed è con
i partiti di cui dovrebbe diventare il leader che deve vedersela ora
Mister Tiscali.
Il carattere ispido non lo aiuta. Soru incarna il prototipo del sardo:
taciturno, testardo, solitario. Ha fatto tutto in fretta. A 46 anni è
già nonno da tre. Ha quattro figli. La maggiore, che gli ha dato il
nipote, di 21 anni. Il piccolo di dieci. È separato da sette. Ha una
compagna di cui non si sa nulla, come poco si sa della sua vita privata.

A 29 anni Soru già guadagnava centinaia di milioni in una merchant bank
milanese. Dal '95, in cinque anni, si è improvvisato il più grande
internettista italiano, poi europeo. Il titolo Tiscali, quotato in borsa
nell'ottobre '99, in pochi mesi ha aumentato di 20 volte il suo valore.
Oggi è tornato al punto di partenza, ma la crisi di internet è mondiale.
Nel frattempo, però, la Tiscali si è estesa in tutta Europa. Ora punta
ai mercati dell'Africa del Nord. Per alcuni si è allargata troppo.
Qualcosa è cambiato in Soru negli ultimi anni. Già miliardario, viveva
ancora a Sanluri dov'è nato, 40 chilometri da Cagliari, sopra l'ex
negozio di alimentari della madre, non lontano dall'edicola che fu di
suo padre.
Ora abita in una villa sulla collina cagliaritana di Bonaria. A
Villasimius, a sud del capoluogo, ne ha comprata un'altra sul mare, con
spiaggetta privata. Insomma, si è concesso un paio di lussi. Lo ha fatto
però a modo suo.
La villa di Bonaria ai cagliaritani non piace e ci ironizzano. È anni
30, cioè di epoca fascista. "A cavallo tra gli incubi di Orwell e i
sogni mussoliniani" è stato detto. In realtà, è in stile razionalista,
senza fronzoli. Una casa da romanzo di Alberto Moravia. È in pietra
bianca, poche finestre.
Dentro, mobili lisci, porte alte tipo Farnesina, quadri astratti, libri
di architettura. È il suo pallino. Ha seguito lui stesso la costruzione
delle quattro palazzine di Campus Tiscali, essenziali anche loro. A
Bonaria vive da solo.
L'Audi grigia è parcheggiata sul marciapiede fuori dal cancello. Dal
lato in cui si guarda in basso il mare ha costruito un muro a secco per
dare un tocco sardo alla proprietà. La sardità è il suo pallino. La
Sardegna, secondo lui, è terra di conquista.
Solo villaggi turistici, alberghi, yacht. "Si sta tutta
costasmeraldizzando" dice spesso. Basta con gli incentivi che attirano
capitali di ventura. L'isola torni ai sardi. I sardi smettano di vendere
le loro terre, si rimbocchino le maniche.

I partiti invece, di destra e di sinistra, hanno interessi immobiliari
trasversali. In una conferenza all'università ha ammonito gli studenti:
"Non perdete nemmeno un secondo dietro a un onorevole". "Questa è
antipolitica. Berlusconismo" commenta l'uomo forte dei Ds sardi, il
fassiniano Emanuele Sanna. Un simpatico pediatra, prestato da 30 anni
alla causa, camicia Ralph Lauren.
"Considero la candidatura di Soru, se ci sarà, una grande occasione. I
sardi lo ammirano. È l'uomo più popolare. Ma è coi partiti che deve
concordare il programma. Non può considerarci estranei". Ci sono altri
ostacoli. Il Partito sardo d'azione, storico alleato dei Ds, non vuole
Soru: cattolico, legato a Romano Prodi, candidatura calata dall'alto.
"Il veto va superato. Molto dipende dalla disponibilità di Soru" dice
Sanna.
Mentre parla con Panorama, telefona Antonello Cabras, altro ds, di
origine psi, sostenitore di Soru. Quando riprende il discorso, Sanna
dice: "Lo sa anche Cabras: la candidatura deve essere una decisione
collettiva. Non possiamo rinunciare al dibattito perché arriva l'uomo
della Provvidenza".
Poi c'è il conflitto di interessi. A parere di Soru, il problema non
esiste. Ripete sempre che la Tiscali fattura solo il 18 per cento in
Italia e l'1 per cento in Sardegna. Sottinteso: come potrei favorirmi se
fossi governatore? "Non dobbiamo esporci alle accuse che facciamo a
Berlusconi. Deve vendere" ribatte Sanna. Mica facile.
"Ho contatti col suo consigliere, Giuliano Murgia, ex segretario della
Cgil sarda. Mi garantisce che lo farà". Che si sappia, la Telecom,
compratore ideale, non è interessata. Vero però che dal 1° settembre
Soru lascia la presidenza della Tiscali Italia.
Una forma di distacco dall'azienda. "Non basta. Sarebbe un imbroglio
alla Berlusconi" insiste Sanna. Insomma, lo candidate o no? "Non ci
metto la mano sul fuoco".
Più importante lui o l'alleanza con Giacomo Sanna (omonimo non parente),
il capo sardista contrario? "Prima la coalizione, poi Soru" saluta il
diessino.

La sede di FI è a pochi passi. Il portavoce, Pietro Pittalis, è
lapidario: "Soru è uno specchietto per le allodole. Serve alla sinistra
per nascondere la babele in cui è immersa. Né credo che lui si presti
solo per amor di patria". Ora toccherebbe all'avversario, virtuale, di
Soru dire la sua, il governatore in carica. È il forzista Mauro Pili, il
quale però, dopo avere giocato a rimpiattino col cronista, si è
defilato.
Soru tace in collina, in dubbio se ufficializzare la candidatura. Solo
come Mosè sul Sinai, aspetta un primo passo dei partiti. Rifiuta
interviste, non risponde alle domande inviate da giornali stranieri. Lo
incoraggiano gli intellettuali che lo hanno spinto sulla via della
politica.
Lo scrittore Marcello Fois, l'antropologo Giulio Angioni, altri che
stima. Gli intimi lo sconsigliano. "Meglio la Tiscali" scuotono la testa
i tassisti e i ristoratori con cui ha chiacchierato il cronista.
Ma sono cose che un cronista non deve neanche riferire. Come deve tenere
per sé la sua opinione. Che è questa: se mai Soru sarà candidato
dall'Ulivo sardo, è perché verrà l'ordine da Roma. L'opposto di come si
illude Mister Tiscali.
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