|
1
23rd December 02:50
External User
|
Sarajevo: la guerra dei media
Sarajevo: la guerra dei media
Diversi episodi segnalano una radicalizzazione del nazionalismo musulmano
nella carta stampata in Bosnia Erzegovina. Il nostro corrispondente Dario
Terzic ha incontrato il giornalista di Oslobodjenje Gojko Beric
(11/06/2003) Una resa dei conti, una guerra dei media oppure la
radicalizzazione del nazionalismo musulmano? Qualcosa c’č e in questi ultimi
mesi, nel settore dell’informazione, lo si avverte nettamente.
A Sarajevo ormai ci sono due blocchi di giornali. Il primo č rappresentato
dai giornali di “destra”, ed č guidato dal quotidiano “Dnevni Avaz” e dalla
sua edizione settim****e “Expres”, insieme allo scandalistico “Walter”, all’
ultranazionalista “Ljiljan” e ad un altro quotidiano, lo “Jutarnje Novine”.
Anche se ci sono differenze e sfumature (il “Ljiljan” č sempre dalla parte
dei “veri” Musulmani mentre “Walter” č riuscito anche ad attaccare il capo
della moschea – il Reis ulema Ceric), queste testate sono unite nel fronte
contro i giornali che rappresentano la cosiddetta societŕ civile in Bosnia
ed Erzegovina: “Slobodna Bosna”, “Dani”, “Oslobodjenje”, “Start”.
La storia č piuttosto lunga, ma il periodo peggiore č cominciato dieci mesi
fa, nel periodo della campagna elettorale, quando “Dnevni Avaz” ha
cominciato ad attaccare l’allora primo ministro Zlatko Lagumdjija e il suo
partito, i socialdemocratici (SDP). Questo quotidiano, il piů venduto in
Bosnia, ha preso di mira in particolare la moglie di Lagumdjija e la sua
agenzia di marketing, cercando cosě di mettere in stato d’accusa entrambi i
coniugi Lagumdjija. Certo, la modalitŕ utilizzata da Dnevni Avaz era
piuttosto primitiva - tipo dove e come la signora Lagumdjija si compra la
biancheria intima e cosi via…
Poi č arrivato il caso di Munib Alibabic, il primo poliziotto del periodo di
Lagumdjija. Lo scandalo č nato quando si č capito che Alibabic svelava dei
“segreti” ai croati di Mostar, e questo fu interpretato e presentato come un
grande piano contro i Bosniaci e i Musulmani.
Pian piano giornali come “Dnevni Avaz”, “Ljiljan” e “Walter” hanno
cominciato ad attaccare i rappresentanti della intellighenzia bosniaca non
musulmana. Dzemaludin Latic, di “Ljiljan”, in un suo editoriale ha scritto
contro i matrimoni misti. Lo scrittore Marko Vesovic si č opposto ad una
dichiarazione del genere, venendo subito dopo attaccato da tutti i “veri”
Musulmani (Vesovic č un montenegrino di religione ortodossa rimasto nella
Sarajevo musulmana durante la guerra, ed č sempre stato favorevole all’idea
di una Bosnia unita). Nel frattempo, i giornali di “sinistra” hanno scritto
sulla vicenda Pogorelica, un campo nelle montagne bosniache dove si sono
addestrati i terroristi musulmani. Per i giornali di destra, tutti quelli
che scrivevano sul caso di Pogorelica erano antimusulmani, oppure dei
venduti alla comunitŕ internazionale, degli antibosniaci… Per giornali come
“Avaz”, “Ljiljan”, “Walter”, tutti quelli che durante la guerra hanno
combattuto dalla parte musulmana sono puliti, senza peccato, ed attaccarli
per presunti crimini contro la popolazione serba č tradimento… Questa parte
dell’opinione pubblica proprio non č pronta ad accettare il fatto che
durante la guerra sono stati commessi crimini anche dai Musulmani e che č
giunta l’ora di chiedere giustizia anche per questi casi.
Jovo Divjak, ex generale dell’esercito bosniaco di origini serbe, pochi mesi
fa ha rilasciato un’intervista al giornale belgradese “Vecernje Novosti”,
nella quale affermava che: “A Banja Luka sono rimasti molti Musulmani senza
avere problemi.” La stampa bosniaca di ultradestra ora ha preso di mira lo
stesso Divjak, ex generale di Izetbegovic. Cosě, pian piano, gran parte
della intellighenzia di Sarajevo non musulmana č entrata nel mirino dell’
artiglieria della stampa bosniaco musulmana.
Il caso piů recente č quello in cui gran parte degli scrittori musulmani si
sono scagliati contro il pubblicista croato di Sarajevo Ivan Lovrenovic.
Fatmir Alispahic, giornalista di “Ljiljan”, ha quasi lanciato un appello per
un pubblico linciaggio di Lovrenovic e di altri giornalisti serbi e croati
di Sarajevo, come Gojko Beric, non dimenticando neppure la redazione
“musulmana” dei giornali della “societŕ civile”, “Slobodna Bosna”, “Dani”,
“Oslobodjenje”, “Start”.
Nel corso di una tavola rotonda su media e manipolazione in Bosnia ed
Erzegovina svoltasi a Mostar il 6 giugno scorso, abbiamo incontrato proprio
Gojko Beric, editorialista di “Oslobodjenje” ed una delle “vittime” di
questi attacchi nazionalisti:
“A Sarajevo in questi giorni c’č una vera e propria guerra tra i media.
Stiamo parlando sempre della stampa, dato che i media elettronici sono
controllati dalla agenzia CRA. Per quanto riguarda la stampa, non ci sono
leggi, il cosiddetto Consiglio per la Stampa (BiH Press Council, ndr) č
composto da stranieri incapaci che sono pagati moltissimo per non fare
niente. La Bosnia ed Erzegovina č diventata il cimitero dei diplomatici.
Tutti quelli che hanno finito la loro carriera in diplomazia vengono mandati
in Bosnia. E per questo siamo rovinati. La rete delle organizzazioni non
governative (ong) č un macchinario di gente ben pagata, in circoli chiusi.
Per quanto riguarda il modo di scrivere dei giornali, mi sembra che oggi
possiamo parlare di una radicalizzazione del nazionalismo musulmano. Quella
del nazionalismo serbo e croato č giŕ avvenuta durante la guerra… I giornali
scrivono di tutto e la cosa peggiore č che la gente gli crede. La
popolazione bosniaca č mezza ****fabeta, e per questo molto adatta ad essere
manipolata - ci ha detto Beric.”
E’ vero che questa guerra si combatte soprattutto a Sarajevo, e che nel
resto della Bosnia se ne parla poco. Perň č vero che la maggior parte dei
giornali sono posizionati proprio lě, e che l’opinione pubblica si forma
proprio a Sarajevo.
E questa guerra continua. Quando si fermerŕ, difficile prevederlo. Perché
non ci sono neppure gli strumenti per fermarla. Una legge sulla stampa non c
’č, ognuno scrive quello che gli pare, e i mafiosi sono pronti a pagare per
l’ “informazione giusta”.
--
De Cesari: sta zitto e vaffanculo s'il te plait.
|