"mezzemmezza" <mezzemmezza@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:KjY9b.292$ad7.2369@tornado.fastwebnet.it...
No, avevo capito. Tuttavia, è anche vero che la società "aperta" non lo è
alla "chiusa"; e che "convivere con" significa far passare (sotto forma
d'una innocua forma verbale) uno degli elementi del contendere. La stessa
distinzione fra "chiuso" e "aperto" prefigura un orientamento ideologico.
Non sono questioni di lana caprina: sono la sostanza del problema. Il mondo
islamico (facciamo finta che questa confusa espressione significhi qualcosa)
non ha "necessità", in quanto sedicente depositario della verità divina, di
"aggiungervi" codicilli. L' "Occidente" (facciamo finta ecc.) suppone invece
che la communitas consista nella comunicazione e nell'innovazione. Sono DUE
mondi incompatibili: non è A che non "accetta" (ma l' "accettare" fa parte
della lingua di B) B.
Ma quella non-disponibilità, con quel necessario trattino, è la traduzione
nella "nostra" lingua, di una caratteristica della società A. E del resto,
la chiusura alla società chiusa è portata avanti, dalla società aperta, con
gli stessi metodi della società chiusa. Se un mussulmano vuole "integrarsi"
nella società USA, non ha problemi (anzi: è un potenziale target, una fetta
di mercato); ma se il suo islamismo si manifesta nel soffocamento della
volontà femminile (ad es. di quella della moglie, magari "culturalmente
consenziente"), ecco che la sua diversità non è più benvenuta, ed anzi gli
può costare la galera (con tanto di predica del giudice sulla "libertà"). Io
non vedo differenze funzionali, anche se la mia storia culturale mi fa
guardare con maggiore simpatia gli USA che non l'Arabia Saudita.
Il "muro", sia nel caso A (islam) che nel caso C (India) ce lo mettiamo (o
lo togliamo) noi: la propensione missionaria della nostra cultura induce a
vedere benevolmente (nel linguaggio odierno: come "non-ideologizzate")
quelle società che non si oppongono alla penetrazione delle nostre *merci*.
Gli aborigeni australiani, "alieni" quant'altri mai all'Occidente, non
opposero resistenza armata alla colonizzazione della loro "patria"; gli
Apache sì. Questo rende gli Apache "più alieni" (più chiusi?) dei sognanti
aborigeni degli antipodi?
sembra
muro
Mah. L'antisemitismo della "gente" egiziana, pur "favorito" (ma non preteso)
dalla classe dirigente, è molto più radicale di quello dell'élite; eppure,
il linguaggio televisivo egiziano è perfettamente omologo (per quel che ne
ho visto) al nostro. Temo che questa divisione fra élites e popolo arabi sia
una pia illusione "di sinistra": non vuoi condannare le "masse arabe" a ciò
che ritieni antimoderno.
Forse,
Un buon esempio non fu, anche allora, Israele, "padre" di una religione che
ha spazzato via il mos maiorum ben prima del crollo della struttura politica
(che in Oriente ha retto fino al 1453) romana?
Senz'altro.
straniero.
Raggiungendo
Concordo in toto.
Neppure quello "ex-aperto".
attimo
Veramente, io considero effettivamente "con occhio paternalistico" (non hai
letto la mia intermittente signature?) l'epopea western: amo John Ford e
anche John Wayne (grande, il suo "Alamo"). E difficilmente potrei fare lo
stesso con l'epopea dei primi califfi. Per contro, trovo assolutamente folle
chiunque cerchi di leggere il presente con categorie del passato. Che sia
islamico o western(er). Ma anche questo è occidentale, mica "saggio".
No. Un giudizio etico, per essere corretto, deve necessariamente essere
"interno" alla cultura degli agenti dell'atto sotto giudizio.Non posso
giudicare un tagliatore di teste amazzonico con il Catechismo della Chiesa
Cattolica, né uno jivaro può pontificare con cognizione di causa il concetto
che un cattolico ha dell'aborto. Io sono "solidale" (in senso fisico) alla
cultura USA, e quindi esprimo un giudizio motivato e coinvolto sulla pena di
morte negli USA (meno, se la stessa pena - cui resto contrario - viene
somministrata in Cina: e questo NON perché la Cina è [?] "comunista"):
grande deve invece essere l'attenzione nel giuidicare ciò che si ignora,
sulla base (ad es. & magari) di un concetto come i "diritti umani", che
gronda Occidente (tanto per il "diritto" quanto per l' "umano": l'uomo come
"specie"). Attenzione non significa "giustificazione", ma saggia (e
westerner) cautela.
USA-URSS),
Questo è verissimo.
l'idea
L'Occidente non ha tabu: si può parlare di tutto. Ma, se togli (come è
giusto) l'elemento teologico, quello materiale (grandi povertà a fronte di
élite ricche e spesso corrotte), quello sociologico (marginalizzazione sul
piano planetario delle élites arabe) e quello contingente (la strategia USA,
la questione palestinese) --- cosa resta?
base
te
ma
Mah. In parte avrai anche ragione: io credo nella necessità di un
"comunismo" in quanto elaborazione di una communitas umana, che non sia una
congerie di individui intellettualmente muti, tanto persa da dover essere
"intrattenuta" (e da dover pagare carissimo, in termini di tempo e di vita,
questo entertainment). Credo nella distribuzione razionale dei beni, e nella
gestione razionale delle risorse, che sono *finite* e non crescono (anzi,
diminuiscono) con il PIL.
Andiamo avanti. Oh, però: uno non si può nemmeno incazzare un tantinello?
No. Come non fu saggio tenere in piedi, a forza, lo Shah (in nome della
modernità?).
Io ne parlo spesso e volentieri. Vuoi fare un indice delle mie colorite
definizioni di Hamas? Google è a tua disposizione.
Me ne sono dimenticato. Ma rimedierò.
Non è vero: il tuo umorismo ti tradisce...
"In sé" in tedesco. In realtà io conosco ben poco il tedesco (qualcosina qua
e là), ma una volta sono andato a sentire un concerto "di Nietzsche"
(musiche composte dal grande vecchio), che s'intitolava "Das Fragment an
sich": l'espressione mi è piaciuta, e così mi è rimasto appiccicato questo
vezzo...
Ci mancherebbe altro! La dipartita del "moderato an sich" (non incarnato in
alcuno), però, non mi dispiacerebbe. Cmq, "Ap. 3, 15-16" sta per Apocalisse,
cap. 3, versetti 15-16: "Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né
caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per
vomitarti dalla mia bocca". Oh, è un messaggio per (l'angelo del)la Chiesa
di Laodicea, mica per te, mon amie: non auspico davvero la tua dipartita, né
quella dei moderati; solo, vorrei che prima di definirsi tali, chiarissero
"rispetto a cosa" ed "entro quali invalicabili limiti" Shalom (ti ricordo la
mia signature).
Namib
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"I don't *believe* in surrenders. No, I still got *my* saber, Reverend.
Didn't turn it into no ploughshare neither".
Ethan Edwards (da "The Searchers", di John Ford)