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26th March 10:24
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Di Adriano Petta: L'IMPERO DEL MALE (chi)
La quarta lettera in risposta di chi ama infamare per il gusto di infamare!
Da
http://it.groups.yahoo.com/group/paganesimo/
http://www.nogod.it/imperodelmale.htm
L'IMPERO DEL MALE
di Adriano Petta
L'IMPERO DEL MALE
La straordinaria capacità della chiesa cattolica e dei suoi seguaci di
falsificare la storia viene ****izzata in questi due articoli di Adriano
Petta pubblicati negli inserti Alias de Il Manifesto l' 11 settembre 2004 e
il 21 febbraio 2005.
Dalla contraffazione dei vangeli, alla falsificazione di interi do***enti
politici, fino alla riscrittura dei dieci comandamenti dove è stato fatto
sparire il secondo e raddoppiato l'utlimo, tutta la storia della chiesa è
una continua falsificazine della verità che ricorda molto da vicino i
meccanismi perversi così ben descritti da George Orwell nel suo "1984".
La millenaria abitudine alla manipolazione della verità storica tocca un
paradigmatico apice con la presentazione degli "Atti del Simposio
Internazionale sull'Inquisizione" nella Sala Stampa
Vaticana il 15 Giugno 2004.
Inutile ricordare i belati osannanti con cui il coro dei media al servizio
del Vaticano ha accolto questa pubblicazione.
Ringraziamo Adriamo Petta e il Manifesto per il coraggio dimostrato.
Le radici dell'orrore
(articolo apparso sull'inserto ALIAS del "Manifesto"dell'11 settembre 2004)
A SEI ANNI DAL SIMPOSIO INTERNAZIONALE SULL'INQUISIZIONE, SVOLTOSI IN
VATICANO NEL 1998, UN IMPONENTE VOLUME DI QUASI 800 PAGINE NE RACCOGLIE GLI
ATTI, CHE CONFERMANO LA CINICA SPIETATEZZA DI QUEL SISTEMA DI DOMINIO E
ANNIENTAMENTO.
UN METODO E UNA IDEOLOGIA CHE CONTINUANO A SEMINARE DOLORE E MORTE
L'impero del male
di Adriano Petta*
Martedì 15 giugno scorso nella Sala Stampa della Santa Sede i cardinali
Georges Cottier e Roger Etchegaray, assieme al bibliotecario ed archivista
di S. Romana Chiesa Jean-Louis Tauran, hanno presentato gli atti del
simposio internazionale sull'Inquisizione che si tenne in Vaticano dal 29 al
31 ottobre del 1998. Questi atti sono stati presentati e illustrati anche
dal curatore dell'opera professor Agostino Borromeo, sotto la forma di un
volume imponente di ben 788 pagine dal titolo L'Inquisizione - Atti del
Simposio Internazionale edito nella collana "Studi e Testi" dalla Biblioteca
Apostolica Vaticana nel 2003. IL Simposio era stato voluto da papa Wojtyla
perché, in occasione del Giubileo del 2000, intendeva chiedere perdono "per
le forme di antitestimonianza e di scandalo" praticate nell'arco della
storia dai figli della Chiesa (cosa che fece il 12 marzo 2000 nella
"Giornata del perdono"). Ma prima di chiedere perdono, era necessario avere
una conoscenza esatta dei fatti. La Commissione teologico-storica del
comitato giubilare aveva quindi invitato una cinquantina di professori
specializzati nel campo, storici che abbiano dismesso i panni del giudice e
si siano proposti solo di comprendere il passato (i testi in corsivo sono
stati estratti dagli atti del simposio. Ndr.).
Mercoledì 16 giugno scorso quasi tutti i giornali hanno riportato la notizia
della presentazione del volume, accompagnata da tabelline e commenti che
riassumevano più o meno acriticamente le parole del professor Borromeo e dei
cardinali che avevano presentato il libro: il numero degli eretici mandati
al rogo dalla Santa Inquisizione non giungeva nemmeno a 100: erano stati
solamente 99, e veniva così ristabilita la verità storica che finalmente
sfatava la leggenda nera sull'Inquisizione, creata ad arte dalla propaganda
anticattolica, come sottolineava esultante il principe dei giornali
cattolici L'Avvenire: "tanto appassionante quanto ricco di scoperte si
rivela l'imponente volume nel negare la "leggenda nera". Il card. Georges
Cottier (Pro-teologo della Casa Pontificia) ha ribadito, infatti, che "una
domanda di perdono che la Chiesa deve fare a riguardo dei propri errori del
passato, non può riguardare che fatti veri e obiettivamente riconosciuti.
Non si chiede perdono per alcune immagini diffuse all'opinione pubblica, che
hanno più del mito che della realtà".
Ma una domanda nasceva spontanea: come mai erano trascorsi oltre sei anni
per la pubblicazione degli atti del simposio? E come mai il comitato
organizzatore si è premurato di assicurare che le cause stavano solo in
motivi di salute di alcuni studiosi.? Occorreva leggere questo librone. I 60
euro sono stati ben spesi perché il risultato è stato effettivamente ricco
di scoperte. ma non nel senso sbandierato dall'Avvenire o lasciato
immaginare da gran parte della stampa (e dai numerosissimi siti cattolici di
mezzo mondo) nei giorni successivi alla presentazione.
Innanzitutto la struttura di questo imponente volume. Dei 50 partecipanti al
simposio, solo 30 hanno lasciato testi scritti, in italiano, inglese,
spagnolo e francese (e note in portoghese e latino). Ognuno dei partecipanti
aveva ricevuto un tema da trattare (origini, strutture territoriali,
procedure, inquisizione romana e le scienze, l'inquisizione e le streghe
etc.): molti testi sono ossequiosi nei confronti della Chiesa cattolica,
testi blandi, ambigui. ma ci sono anche testi durissimi, con molte scoperte
o fatti poco noti.
Papa Wojtyla e il comitato organizzatore del Simposio sapevano fin
dall'inizio ch'era praticamente impossibile mettere nero su bianco una cifra
esatta del numero delle vittime. L'Inquisizione cercò di far sparire quanti
più archivi poté dei processi e delle sentenze. Non solo. Occorre tener
presente che nel corso dei 600 anni di funzionamento di questo apparato
repressivo, responsabile dei più grandi crimini collettivi della storia
dell'umanità, spesso accadeva che il popolo terrorizzato ed esasperato
assaltava i tribunali dell'Inquisizione distruggendo gli archivi che
contenevano non solo la lista dei condannati, ma anche quella dei
sospettati. Napoleone, poi, quando conquistò l'Italia, portò con sé tutti
gli archivi dell'Inquisizione che purtroppo non furono ben conservati e solo
una piccola parte è ancora intatti a Parigi. Nella capitale francese i pezzi
erano 7900 circa, di cui 4148 volumi di processi e 472 di sentenze fino al
1771; nella seconda metà dell'800 in concomitanza con situazioni politiche
"pericolose" (Garibaldi, porta Pia) i funzionari della Congregazione del
Santo Uffizio operarono distruzioni nella do***entazione processuale degli
anni 1772-1810 che non era stata portata a Parigi e in quella prodotta in
seguito. Dopo l'abolizione dell'Inquisizione in Spagna, il popolo bruciò
quasi tutti gli archivi con i dati dei processi e delle condanne. Il governo
illuminista del viceré Domenico Caracciolo fece bruciare tutti gli archivi
di Palermo per mettere una pietra sopra quella storia di orrori e per
tutelare le migliaia di persone segnalate, esattamente come accadde in tutte
le terre portoghesi, come ad esempio il viceré del Portogallo conte di
Sarzedas, a Goa, la capitale delle Indie.
Per avere un'idea delle proporzioni di quella macchina infernale, occorre
ricordare che solo all'Inquisizione di Palermo lavoravano 25.000 persone!
In un altro capitolo del librone risulta che le sentenze capitali eseguite a
Roma dal 1500 al 1730 furono "solo" 128. Ma questi dati sono stati ottenuti
da 11 dei 39 registri originari, quindi con una semplice proporzione è
lecito pensare che le esecuzioni furono come minimo 453. Ma questi sono
dettagli, le vittime innocenti dell'Inquisizione furono almeno
cinquecentomila, senza contare i 100-150 mila presunti catari, uomini, donne
e bambini, scannati vivi in poche ore a Béziers il 22 luglio 1209.
Questa faccenda dei numeri è comunque fuorviante: l'orrore vero consisteva
nel fatto che tutti, nessuno escluso, poteva essere sospettato,
imprigionato,perdere tutte le proprietà ed essere arso vivo in quanto
l'Inquisizione non giudicava dei crimini, ma le idee. Bastava un gesto, una
parola, un litigio con un parente o un vicino di casa, il volersi liberare
di qualcuno scomodo per essere denunziati o per denunziare.
Alcuni quotidiani hanno pubblicato la stessa tabellina che, nel librone, fa
parte dell'articolo di Gustav Henningsen scritto in spagnolo. Alcuni
nell'alto della tabellina hanno scritto correttamente "Caccia alle
streghe",mentre sotto "le vittime dell'Inquisizione nel Seicento".
S'immagini ora un qualunque lettore: prima riga, in Irlanda l'Inquisizione
ha bruciato vivi solo due eretici; seconda riga, in Portogallo solo 7. ma
allora è proprio vero che questa leggenda nera dell'Inquisizione è stata
tutta un'invenzione!
Da notare la finezza: la tabellina inizia con Irlanda e Portogallo, di cui
non si conoscono i dati, mentre poteva cominciare con quelli della Polonia
(10.000 creature accusate di stregoneria, bruciate vive, su una popolazione
di 3.400.000. solo nel Seicento!). Senti come cambia la musica di morte?
Altri quotidiani hanno compiuto veri e propri "capolavori" d'involontario
depistaggio pubblicando la stessa tabellina ma intitolandola "Le esecuzioni
in Europa" (esecuzioni generiche, quindi totali, mentre la tabellina in
questione si riferiva solo ai condannati di stregoneria e solo al
Seicento!). Occorre ricordare che la Riforma di Lutero in pratica aveva
rigettato tutto del cattolicesimo, tranne la caccia alle streghe. Comunque
tutta la stampa (sia cartacea che sul web) ha riassunto i dati forniti
direttamente dal curatore dell'opera Agostino Borromeo, secondo i quali le
condanne al rogo comminate dai tribunali ecclesiastici sono state - in
Italia, Spagna e Portogallo - 99. È lecito pensare che i quotidiani abbiano
fatto esattamente quello che il papa e il comitato organizzatore del
Simposio si erano prefissi sei anni fa: hanno abboccato all'amo pubblicando
dati che nulla hanno a che vedere con le proporzioni apocalittiche di quello
ch'è accaduto in mezzo mondo per quasi 600 anni.
E non è nemmeno vero che in questi atti ci sia una volontà sfacciata di
negare la "leggenda nera": è l'insieme della vicenda ch'è subdolo, ma tanto
la gente non leggerà mai l'imponente volume, mentre quello che scrivono i
giornali sì.
Non è tuttavia da escludere quell'effetto boomerang tanto temuto dai vescovi
e cardinali più prudenti, che per sei anni si sono opposti alla
pubblicazione degli atti del Simposio: sapevano che rimestando nello sterco
del demonio poteva sprigionarsi qualche zaffata.
E infatti in questo librone si possono cogliere parecchie "noterelle", come
la storia dell'Inquisizione spagnola e portoghese in centro-sud America e
nelle Indie. Il pretesto che innescava le denunzie e i processi erano nella
grande maggioranza dei casi le proprietà. Per appropriarsi dei beni della
gente, la Chiesa, il Comune, la Città e lo Stato hanno accusato di eresia
via via catari, valdesi,apostati, convertiti, apostolici, ebrei, ebrei neri,
ebrei bianchi,
musulmani, protestanti, marrani, nestoriani, induisti, blasfemi,
sodomiti,streghe, illuse, illudenti, bigami, superstiziosi,
anabattisti,criptogiudei, criptomusulmani, pagani, illuminati, scismatici,
peccatori di magia, sortilegi, divinazione, abuso di sacramenti, disprezzo
delle Chiavi,studiosi, medici, alchimisti, atei, oppositori politici,
filosofi,matematici, scienziati. e li mandavano al rogo, perché l'eretico
non può possedere beni, che invece sono della Chiesa la quale non lo spoglia
ma si riprende ciò che è suo. anche in presenza di figli cattolici; per
questo l'Inquisizione fu una macchina che macinò un'enorme massa di capitali
finanziari e l'immanitas tormentorum spingeva gli accusati innocenti ad
autoaccusarsi per sfuggire alla sofferenza: il risultato era che non vi si
difendeva la pietas religiosa, ma se ne faceva pretesto per impadronirsi dei
beni altrui.
Vale la pena riportare una sola frase del Manuale degli inquisitori di
Nicolau Eymerich (il "vangelo" dell'Inquisizione per secoli):
"Bisogna ricordare che lo scopo principale del processo e della condanna a
morte non è salvare l'anima del reo, ma. terrorizzare il popolo".
In genere la ripartizione dei beni depredati era 1/3 agli inquisitori, 1/3
alla Chiesa e un terzo al comune, alla città o allo stato. A Viterbo e a
Roma, sedi papali, 1/3 al comune e 2/3 agli inquisitori.
Oltre allo scopo primario (minimizzare la quantità dei bruciati vivi) il
Simposio aveva altri due intenti. Quello di parlare di numerose
inquisizioni, di fenomeni differenziati, diversi d'epoca in epoca e di stato
in stato e di far risaltare che la più umana fu - guarda caso - quella
romana; e quello di addossare agli stati (soprattutto quello spagnolo e
portoghese) la responsabilità di aver esagerato con la tortura e i roghi.
L'ossequioso Adriano Garuti scrive, infatti, che la stessa carcerazione in
S. Ufficio è forse stata soffusa da un alone eccessivamente tetro. non
mancavano però normative o prassi che ne attenuavano il rigore: non si
carceravano facilmente le donne, specie se nobili. e la capacità del
soggetto ad essere sottoposto alla tortura era vagliata e confermata da un
medico. L'inquisitore si faceva assicurare da un medico se l'eretico era
forte e se si poteva divertire a sazietà. Significative sono alcune pagine
di Henningsen quando racconta che quasi la metà dei 200 processi di
stregoneria li portarono a compimento due inquisitori tedeschi: Jacob
Sprenger (1436-1495) e Heinrich Institoris (1432-1492).
La loro fanatica persecuzione delle streghe nel sud della Germania si
scontrò con l'opposizione delle autorità civili ed ecclesiastiche. Allora i
due inquisitori si lamentarono col papa Innocenzo VIII che il 5 dicembre
1484 emanò la bolla "Summis desiderantes affectibus" con cui dette ai due
l'appoggio di cui avevano bisogno, elencando dettagliatamente quello che
combinavano le streghe: "uccidono il bambino nel ventre della madre, così
come i feti delle mandrie e dei greggi, tolgono la fertilità ai campi,
mandano a male l'uva delle vigne e la frutta degli alberi; stregano gli
uomini, donne, animali da tiro, mandrie, greggi ed altri animali
domestici;fanno soffrire, soffocare e morire le vigne, piantagioni di
frutta, prati,pascoli, biada, grano e altri cereali; inoltre perseguitano e
torturano uomini e donne attraverso spaventose e terribili sofferenze e
dolorose malattie interne ed esterne; e impediscono a quegli uomini di
procreare, e alle donne di concepire.".
All'inizio del sec. XVI gli inquisitori di Germania, Francia e Italia
intrapresero una violenta campagna di persecuzione verso la setta delle
streghe con la completa approvazione del Vaticano grazie alle circolari
papali emesse da Alessandro VI, Giulio II, Leone X e Adriano IV.
Nel 1501 papa Alessandro VI scrive all'inquisitore della Lombardia Angelo da
Verona raccomandandogli di procedere più duramente contro le tante streghe
della zona che rovinano le persone, gli animali ed i raccolti. Il senato di
Venezia protestò verso l'Inquisizione che aveva bruciato vive 70 streghe in
Valcamonica e di sospettare che altre 5.000 facessero parte della setta
satanica. ma papa Leone X nel 1521 scrisse una bolla violenta nella quale
autorizzava gli inquisitori a scomunicare le autorità civili che dovessero
opporsi ai roghi delle streghe condannate dal Santo Ufficio. In soli 10 anni
vennero bruciate vive 3.000 "streghe".
Nella stampa populista si continua ad incontrare una cifra di nove milioni
di vite sacrificate durante la persecuzione delle streghe di quell'epoca.
Oggi si stima che il numero di processi di stregoneria in quell'epoca è di
100.000 in totale e circa una metà, 50.000 persone, finirono al rogo. Delle
1300 vittime in Portogallo, Spagna e Italia, meno di cento roghi possono
essere attribuiti all'Inquisizione dei suddetti paesi. Il resto si deve ai
tribunali civili e vescovili degli stessi paesi.
Come se quei tribunali civili e vescovili non fossero emanazione diretta del
potere della Chiesa che tutto permeava in quei secoli bui. Con questa
operazione del Simposio, papa e cardinali hanno provato a mischiare le
carte, a introdurre distinguo, a confondere, a scaricare responsabilità che
sono state e resteranno sempre di coloro che crearono e mantennero vivo quel
sistema di sterminio: la Chiesa cattolica, i suoi vertici.
Nel 1600 l'inquisitore don Alonso de Salazar Frías girò in lungo e in largo
per tutto il Paese Basco spagnolo portando un Editto di Grazia alla setta
delle streghe. 2000 persone si presentarono davanti all'Inquisizione
chiedendo che fosse loro concessa l'amnistia promessa alle streghe. Le
suddette 2000 streghe denunziarono altre 5000. Quel clima apocalittico era s
tato alimentato dalle bolle papali. Soprattutto la bolla di Innocenzo
VIII,più di nessun altro, legalizzò la persecuzione delle streghe.
Scrive Adriano Prosperi:
a partire dal 1559 e per volontà di Paolo IV, in maniera sistematica e
capillare, tutti i cristiani che si recarono a fare la confessione dei loro
peccati furono interrogati su eventuali loro reati o semplici conoscenze di
reati di eresia o lettura di libri proibiti; e se qualcosa emergeva, vennero
rinviati al tribunale dell'inquisizione. Se la violenza della tortura e del
patibolo spezzava i corpi, la violenza morale esercitata attraverso la
subordinazione della confessione all'inquisizione spezzò le coscienze: e lo
fece su tutta la popolazione in età di confessione.
Due anni prima lo stesso Paolo IV aveva investito tutta la travolgente
irruenza del suo carattere nella trasformazione di un tribunale (della
Santissima Inquisizione) spesso interlocutorio e prudente, incline a
interrogarsi su se stesso, frenato e intralciato da altri centri di
potere,in un'arma affilata di repressione e annientamento conferendogli (il
29 aprile 1557) per mezzo della minuta "Pro votantibus" licenza e facoltà di
emettere voti e sentenze che comportassero tortura, mutilazioni e
spargimento di sangue, fino alla morte inclusa, senza per questo incorrere
in censura o in irregolarità. Il 28 ottobre dispensò tutti i cardinali e
inquisitori del Santo Ufficio dall'irregolarità in cui incorrevano
infliggendo tortura reiterata. Lo stesso papa, il 5 novembre dell'anno
prima, aveva reso solenne e consacrato il rogo che sarebbe avvenuto la
domenica successiva concedendo l'indulgenza plenaria a tutti i fedeli che
avrebbero assistito allo spettacolo.
L'uso della tortura nell'Inquisizione fu introdotto da papa Innocenzo IV il
15 maggio 1252, con la bolla Ad extirpanda, mentre Innocenzo III, con la
bolla del 25 marzo 1199 Vergentis in senium, aveva modificato il reato
d'eresia da religioso a crimine contro lo stato, coinvolgendo così accanto
alla Chiesa tutti gli stati.
Le rare volte che ci fu un tentativo di evangelizzazione senza
violenza,venne puntualmente stroncato dal papato. Charles Amiel nel suo
intervento "L'inquisizione di Goa" (capitale delle Indie portoghesi)
racconta l'esperienza missionaria di due famosi gesuiti italiani, Matteo
Ricci in Cina e Roberto De Nobili a Goa, nel 1605.
De Nobili si stabilisce a Madurai nel paese tamil ove esercita il suo
apostolato per 40 anni, adottando lo
stile di vita degli eremiti brahmanici. Pratica l'ascesi e la maniera di
vita di questi eremiti, opta per i loro costumi, si orna la fronte di ceneri
simboliche, porta il cordone rituale e apprende il sanscrito, il tamil e il
telegu. Entrambi furono prigionieri dell'accomodatio, il metodo di
evangelizzazione che cercò di adattare la pratica cristiana agli usi e
costumi degli autoctoni. Una missione gesuita francese creata da Luigi XIV
prolunga e rivivifica nel Carnate nella prima metà del sec. XVIII l'operato
di Roberto De Nobili. Ma la bolla Omnium sollicitudinum di Benedetto XIV nel
1774 scaccia definitivamente i rischiosi accomodamenti che avevano
alimentato la querelle dei riti. e si tornò al metodo tradizionale della
tabula rasa: l'induismo era percepito come un'accozzaglia di superstizioni e
di culti demoniaci che non meritavano nemmeno il nome di religione.
Ventisette anni prima che a Goa sbarcasse Roberto De Nobili, il 25 novembre
1578 l'inquisitore del tribunale di Goa, Bartolomé de Fonseca, scrive: "Mi
hanno consegnato un tribunale pacifico, senza processi, prigioni con pochi
prigionieri (una sola nuova cristiana, che si rifiutava di confessarsi, che
non cedette in nulla e morì in quello stato); nel paese segretamente
infiltrata questa gentaccia di nuovi cristiani, tranquilli e a riposo. Io ho
reso il tribunale piegato sotto il peso dei processi, le prigioni sono
riempite al massimo di prigionieri: ce ne sono stati di più in questo solo
anno che nei tredici anni in cui lavoravano congiuntamente un arcivescovo e
due inquisitori. Il paese è pieno di fuoco e di cenere dei cadaveri degli
eretici e degli apostati, ed io vengo considerato più come uno sposo di
sangue che come uno sposo di pace, odiato da tutti quelli che tengono
nascosti i loro interessi con questa gentaccia, e sono numerosi."
In effetti, aggiunge il relatore dell'articolo Charles Amiel, i roghi dal
1578 al 1579 sono i più micidiali del XVI secolo per gli ebrei: 43 alla
volta. Soprattutto per gli ebrei non c'era scampo: si convertivano
dappertutto ma, con la conversione, conservavano almeno le proprietà. Ed
erano queste a cui
davano la caccia papi e re. E allora bastava solo mettere in marcia la
macchina infernale delle delazioni, arresti, incarcerazioni,
processi,torture, moniti, giudizi, roghi.
Ma c'era qualcosa di peggio dei roghi, i forni, l'orrore apocalittico
dell'inquisizione: los "quemaderos" di Siviglia. Erano così tanti gli
eretici condannati al rogo, che furono costretti a inventarsi qualcosa di
speciale che consumasse meno legna dei tradizionali autodafé: costruirono
uno accanto all'altro quattro enormi forni circolari sopra una piattaforma
di pietra ognuno dei quali poteva contenere fino a quaranta "dannati".
Accendevano un po' di legna sotto la piattaforma, buttavano dentro le povere
creature e le cocevano a fuoco lento: occorrevano dalle 20 alle 30 ore per
crepare. Funzionarono ininterrottamente per oltre tre secoli. 300 anni.
Vennero chiusi da Napoleone Bonaparte nel 1808. Questo è riuscito a fare la
Santa Inquisizione, sublime spettacolo di perfezione sociale (come scrive
Adriano Prosperi citando un numero di La Civiltà Cattolica del 1853).
L'operazione di minimizzare l'operato dell'Inquisizione ha
toccato,naturalmente, anche il conflitto fede-ragione, fede-scienza: tra
1559 e 1707 il numero delle opere scientifiche proibite dall'Inquisizione di
Spagna per questa regione superò la somma di quelle proibite per ogni altra
e lo stesso
è quasi certamente vero per l'Indice romano, per il quale uno studio
quantitativo non esiste ancora. Vale la pena ricordare che il cardinale
Bellarmino - il carnefice di Giordano Bruno e Galileo Galilei - non venne
fatto santo all'epoca dei fatti, nel '600, bensì pochi anni fa, nel 1930:
ovverosia, nel 1930 la Santa Sede avallò tutto l'operato di Urbano VIII e
dello spietato inquisitore Bellarmino!
L'Inquisizione depredava anime, coscienze, proprietà. Giustificava i
genocidi. Il 90% degli indios del centro-sud America venne sterminato con il
permesso e la giustificazione degli inquisitori. I conquistadores spagnoli e
portoghesi depredavano le terre in nome del Bene, di Cristo. Protestanti e
Anglicani del nord Europa impararono il metodo e anch'essi presero a
colonizzare, depredare, sterminare popolazioni autoctone come gli indiani
del nord America e gli aborigeni dell'Australia.
Oggi, come allora, gli Stati Uniti continuano a depredare in nome del bene,
in nome di Dio, torturando i prigionieri per il solo piacere di
torturare,dopo aver ammazzato le loro famiglie, bombardato le loro città,
depredato le loro terre, le loro proprietà, i loro prodotti.
Questo è il metodo e l'insegnamento che l'Inquisizione ha lasciato in
eredità al mondo cristiano, a questo feroce e spietato Primo Mondo che
detiene il potere economico, politico e militare. L'embrione del capitalismo
era lì, nel fine e nel metodo dell'Inquisizione: appropriarsi di
tutto,terre, proprietà, boschi, mari, col pretesto di diffondere la
civiltà,usando qualsiasi metodo, spietati e indifferenti verso qualsiasi
altra cultura, altra religione, provocando insanabili disastri umani e
ambientali.
Lo stato della Germania, senza perdere tempo a indire simposi sul numero
esatto degli ebrei massacrati nei campi di concentramento, ha eretto al
centro di Berlino un importante museo sulla storia e gli orrori del
nazismo,come monito al mondo intero e alle future generazioni tedesche.
La Santa Sede mistifica e minimizza il ruolo devastante
dell'Inquisizione,invece di stigmatizzare la portata culturale e politica di
quell'infernale sistema.
Adriano Petta*Studioso di Storia delle religioni
e della scienza, autore dei romanzi storici
Eresia pura, Roghi fatui (Stampa Alternativa),
Ipazia scienziata alessandrina (Lampi di stampa)
Articolo pubblicato sul "Manifesto" del 21.02.05
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Gli scheletri della santa Inquisizione
Una puntata di "Voyager", su Raidue, si fa complice
del Vaticano per riscrivere la storia e riabilitare
l'Inquisizione, madre di tutte le torture e stragi di innocenti
di ADRIANO PETTA
Lo scorso 11 settembre su Alias apparve un mio articolo Le radici
dell'orrore (relativo agli atti del Simposio sull'Inquisizione pubblicati
dal Vaticano). Venni poi invitato alla trasmissione televisiva Voyager per
un'intervista che durò 14 minuti: mi dissero che avrebbero fatto dei tagli.
Mercoledì 16, alle 23.10, è stata messa in onda. Due gli argomenti del
programma: "Nazismo esoterico" e "Gli ultimi dati sull'Inquisizione". Il
conduttore Roberto Giacobbo ha raccontato i legami tra Hitler, le SS e
l'occulto, parlando anche di Montségur, dove il 16 marzo 1244 morirono arsi
vivi in un enorme rogo oltre 200 fedeli perché si rifiutarono di abiurare la
loro fede. La tesi esposta da Giacobbo è stata che la storia li ricorda come
Catari attaccati dal re di Francia, e che le SS cercavano a Montségur il
Santo Graal perché i catari, secondo alcuni, erano stati i custodi del sacro
calice. E che l'ideologo nazista Otto Rahn individuava i catari come i
precursori del nazismo.
Forse era il caso, da parte del conduttore di Voyager, di spendere due
parole per chiarire che quei 200 fedeli erano martiri cristiani accusati
d'eresia dall'Inquisizione, che combattevano la corrotta Chiesa di Roma e
che vennero condannati al rogo. mentre la guarnigione del signore di
Montségur - che aveva assassinato due inquisitori ad Avignonet - aveva
invece avuto salva la vita. E che i capi della guarnigione militare che
catturò i catari bruciandoli vivi erano Pierre Durant e Ferrier, due
inquisitori domenicani: Chiesa e re di Francia alleati.
Roberto Giacobbo, forse a disagio per la rappresentazione a cui stava per
assistere, manda avanti la sua collaboratrice Stefania La Fauci, che
annuncia: "Questa sera vi sveleremo delle inaspettate verità". E ha inizio
l'ultima parte della trasmissione, dedicata all'Inquisizione. Intervistati:
Agostino Borromeo prof. della storia della Chiesa presso l'università La
Sapienza di Roma e l'accademico di nulla accademia Adriano Petta, studioso
di storia delle religioni e storia della scienza (il sottoscritto). Al
prof.Universitario concedono tre interventi, al sottoscritto uno solo (95
secondi). Il prof. Borromeo - curatore degli atti del Simposio
sull'Inquisizione e trait d'union tra il Vaticano e i mass media per
trasformare la leggenda nera dell'Inquisizione in leggenda rosa - sviluppa
tranquillamente e metodicamente la sua tesi, mentre al sottoscritto viene
cancellato tutto. compresa una frase in cui dicevo che "i nazisti
ammazzavano gli ebrei prima di metterli nei forni crematori. mentre
l'inquisizione metteva gli eretici nei forni. vivi".
Volevo ricordare uno degli atti più infamanti dell'Inquisizione: i
quemaderos di Siviglia (quattro enormi forni circolari, ognuno dei quali
"ospitava" fino a 40 condannati, introdotti vivi, e che per "giustiziarli"
occorrevano dalle 20 alle 30 ore di supplizio; i forni funzionarono
ininterrottamente per oltre tre secoli, e vennero chiusi da Napoleone nel
1808).
A me hanno lasciato solo l'intervento in cui accenno sommariamente che, per
avere un'idea del clima di terrore che si respirò in quei secoli, basta
leggere gli atti del Simposio sull'Inquisizione promosso proprio dal
Vaticano. Ma la conduttrice - nel ruolo di giudice supremo - afferma:
"Insomma gli studi più recenti ci danno, dell'operato dell'Inquisizione, un
quadro meno drammatico di quanto comunemente si crede."
A conclusione della trasmissione, la conduttrice ne spara poi una veramente
grossa, tirando in ballo l'inizio della crociata degli albigesi (altro nome
con cui erano conosciuti i catari): "Bè', gli storici hanno poi appurato che
a Béziers non c'erano albigesi, che nessuna crociata era mai passata da
quelle parti, dove tra l'altro non risultava la presenza di legati
pontifici; però la città venne realmente messa a ferro e fuoco, ma la cosa
accadde nel quadro di una guerra feudale tra famiglie locali". E conclude
tronfia e pettoruta: "Almeno in questo caso nessuno deve chiedere scusa!".
Allucinante. E chi sarebbero questi storici? Forse quelli segnalati da
Voyager per poter approfondire i temi della puntata. come il sito internet
Kattoliko.it?
Occorre reagire a questa gente asservita al programma di revisionismo in
atto, altrimenti tutti quei milioni di creature innocenti che sono stati
torturati e bruciati vivi in sei secoli di terrore. è come se li bruciassero
vivi un'altra volta, per cancellarli definitivamente dalla storia.
Il 22 luglio del 1209 in Béziers vennero scannati vivi oltre centomila
persone (cattolici, catari-albigesi, donne, bambini), dall'armata di Cristo
(così si chiamava il più grosso esercito dell'epoca, oltre 500 mila
uomini)che per capo militare aveva il legato papale Arnauld-Amaury. l'abate
bianco,il quale comandava i signori feudali del nord della Francia che
avevano aderito alla crociata promossa da papa Innocenzo III per sterminare
l'eresia
catara: cataro vuol dire "puro", erano puri cristiani che combattevano la
Chiesa romana corrotta. Quel giorno avvenne il primo genocidio della storia
dell'umanità: un esercito cristiano sterminò una popolazione cristiana
inerme, per soffocare chi osava ribellarsi alla Chiesa di Roma.
Il legato papale capo dell'armata Arnauld-Amaury, scrisse al papa Innocenzo
III: "L'indomani, festa di Santa Maria Maddalena, noi cominciammo l'assedio
di Béziers, città che pareva dover per lungo tempo fermare la più numerosa
delle armate. Ma non c'è forza né prudenza contro Dio! I nostri non
rispettarono né rango, né sesso, né età: ventimila uomini circa furono
passati al filo della spada e questa immensa carneficina fu seguita dal
saccheggio e dall'incendio della città intera: giusto risultato della
vendetta divina contro i colpevoli!"
La lettera originale da cui è stato tratto questo do***ento si trova nella
biblioteca Vaticana.
Pochi anni dopo, nel 1252, papa Innocenzo IV con la bolla Ad
extirpanda,autorizzò l'uso della tortura durante i processi della Santa
Inquisizione.
uso che venne affinato nei successivi 600 anni di terrore.Il prof. Agostino
Borromeo - a nome della Santa Sede - sta cercando di convincere il mondo che
i morti bruciati vivi per mano della Santa
Inquisizione in 600 (seicento) anni non sono stati 9 milioni. bensì meno di
cento unità, ovvero 99!
L'Inquisizione è stata uno strumento dottrinale-legislativo - creato,
affinato ed imposto dai papi - che ha introdotto nella mente dell'uomo il
metodo della delazione, della tortura, del terrore. È stato lo strumento
principe dello stato della Chiesa cattolica che nella sua storia non ha mai
conosciuto la democrazia. e forse è proprio per questo che ha sempre
appoggiato politicamente le dittature (di destra). Gli orrori espressi dagli
stati moderni (Gulag, Auschwitz, Abu Graib, Guantanamo etc.) affondano le
radici nella Santa Inquisizione.
Giovedì 17, in Campo de' Fiori, come ogni anno una piccola folla ha
ricordato il 405° anniversario del rogo di Giordano Bruno. Invece di
chiedere perdono per gli "eccessi" della Santa Inquisizione, la Santa Sede
dovrebbe infine trovare il coraggio d'inviare un suo rappresentante di
fronte alla statua dove il rogo arse. smettendola con questi vani tentativi
di revisionismo.
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