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Dieci miti sulla pedofilia dei preti
di Deal Hudson

CRISIS Magazine - e-Letter / 10 aprile 2002
http://www.crisismagazine.com/


1. I sacerdoti cattolici sono più inclini ad essere pedofili rispetto ad
altri gruppi umani

2. Lo stato di celibato dei preti conduce alla pedofilia

3. Il matrimonio dei sacerdoti allontanerebbe la pedofilia e altre forme di
cattiva condotta sessuale

4. Il celibato del clero è un'invenzione medievale.

5. Il sacerdozio femminile aiuterebbe a risolvere il problema

6. L'omosessualità non è collegata alla pedofilia

7. La gerarchia cattolica non ha fatto niente per far fronte alla pedofilia

8. L'insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale è il vero problema, non
la pedofilia

9. I giornalisti cattolici hanno ignorato il problema della pedofilia

10. L'obbligo del celibato limita il numero di uomini candidati al
sacerdozio, col risultato di un numero elevato di sacerdoti sessualmente
squilibrati

Note

1. I preti cattolici sono più inclini ad essere pedofili rispetto ad altri
gruppi umani.

Questo francamente è proprio falso. Non c'è assolutamente prova che i preti
siano più inclini ad abusare di bambini rispetto ad altri gruppi umani.
L'uso e abuso di bambini come oggetti per il soddisfacimento sessuale degli
adulti è epidemico in tutte le classi, comunità professionali, religiose e
etniche da una parte all'altra del globo, come mostrano in maniera
abbondantemente chiara le cifre sulla ****ografia infantile, l'******o e la
prostituzione minorile. La pedofilia (l'abuso sessuale di un bambino in età
prepuberale) tra i preti è estremamente rara, interessando solo lo 0.3%
dell'intera popolazione del clero. Questa cifra, citata nel libro
"Pedophiles and Priests" (1) dello studioso non cattolico Philip Jenkins,
proviene dal più esauriente studio fino ad oggi, che ha riscontrato che solo
uno su 2.252 sacerdoti considerati nell'arco un periodo di trent'anni è
stato afflitto dalla pedofilia. Nel recente scandalo di Boston solo quattro
degli oltre ottanta sacerdoti etichettati dai media come "pedofili" sono
realmente colpevoli di aver molestato dei ragazzini.

La pedofilia è un particolare tipo di disordine sessuale compulsivo in cui
un adulto (uomo o donna) abusa di bambini in età prepuberale. La vasta
maggioranza degli scandali di abuso sessuale commessi da sacerdoti che
stanno venendo ora alla luce non riguarda la pedofilia. Piuttosto, riguarda
la efebofilia, l'attrazione omosessuale verso ragazzi adolescenti. Sebbene
il numero totale di autori di abuso sessuale nel clero sia molto più alto
dei colpevoli di pedofilia, esso ammonta ancora a meno del 2 per cento,
comparabile al tasso tra gli uomini sposati (Jenkins, "Pedophiles and
Priests").

Sulla scia dell'attuale crisi della Chiesa, altre denominazioni religiose e
istituzioni non religiose hanno ammesso di avere problemi simili sia con la
pedofilia che con la efebofilia tra le fila del loro clero. Non c'è prova
che i preti cattolici siano più inclini ad essere pedofili rispetto ai
ministri protestanti, ai leaders ebraici, ai medici o a qualunque altra
istituzione in cui degli adulti siano in posizione di autorità o controllo
nei confronti di bambini.

2. Lo stato di celibato dei preti conduce alla pedofilia.

Il celibato non comporta alcuna relazione causale nei confronti di un
qualsiasi tipo di inclinazione sessuale deviante, pedofilia inclusa. Infatti
gli uomini sposati sono inclini quanto i preti celibatari all'abuso di
bambini (Jenkins, "Priests and Pedophilia"). Nella popolazione generale la
maggioranza di coloro che compiono abusi sono uomini eterosessuali regrediti
che abusano sessualmente di ragazze. Tra gli autori di abusi sessuali si
trovano anche donne. Sebbene sia difficile ottenere statistiche accurate
sugli abusi sessuali infantili, le tipologie caratteristiche di coloro che
abusano ripetutamente di bambini sono state ben descritte. I profili di
molestatori di bambini non includono mai adulti normali che vengono attratti
eroticamente da bambini in seguito all'astinenza (Fred Berlin, "Compulsive
***ual Behaviors in Addiction and Compulsion Behaviors" [Boston: NCBC,
1998]; Patrick J. Carnes, "***ual Compulsion: Challenge for Church Leaders"
in "Addiction and Compulsion"; Dale O'Leary, "Homo***uality and Abuse").

3. Il matrimonio dei sacerdoti allontanerebbe la pedofilia e altre forme di
cattiva condotta sessuale.

Alcune persone - inclusi alcuni rumorosi cattolici del dissenso - stanno
sfruttando la crisi per attirare attenzione sulle questioni di loro
interesse. Alcuni domandano il matrimonio del clero cattolico in risposta
allo scandalo, come se il matrimonio riuscisse a impedire agli uomini di
nuocere ai bambini. Questo a dispetto della summenzionata statistica secondo
la quale gli uomini sposati sono inclini quanto i sacerdoti celibatari ad
abusare di bambini (Jenkins, "Priests and Pedophilia").

Visto che né l'essere cattolici né l'essere celibatari predispone una
persona allo sviluppo della pedofilia, un clero sposato non risolverebbe il
problema ("Doctors call for pedophilia research", The Hartford Currant, 23
Marzo). Per accorgersene bisogna solo osservare la crisi ****oga in altre
denominazioni e professioni.

Il fatto evidente è che non è mai stato provato che uomini eterosessuali e
in buona salute sviluppino attrazioni erotiche verso bambini in seguito
all'astinenza

4. Il celibato del clero è un'invenzione medievale.

Sbagliato. Nella Chiesa Cattolica d'Occidente il celibato divenne
universalmente praticato nel IV secolo, in origine con l'adozione della
disciplina monastica per tutti i suoi sacerdoti da parte di s. Agostino.
Oltre alle molte ragioni pratiche di questa disciplina - si presumeva
scoraggiasse il nepotismo - lo stile di vita celibatario permetteva ai preti
di essere più indipendenti e disponibili. Questo ideale attirò anche i
sacerdoti diocesani a vivere fino in fondo la stessa testimonianza dei loro
confratelli nella vita monastica. La Chiesa non ha cambiato le sue direttive
per il celibato perché nel corso dei secoli si è resa conto del valore
pratico e spirituale della pratica (Papa Paolo VI, Sul celibato sacerdotale,
lettera enciclica 1967) (2). Infatti, anche nella Chiesa Cattolica
d'Oriente - che include un clero sposato - i vescovi vengono scelti solo tra
i sacerdoti non sposati.

Cristo rivelò il vero valore e signficato del celibato. I sacerdoti
cattolici, da s. Paolo ai giorni nostri, Lo hanno imitato nel dono totale di
sé a Dio e agli altri come celibi. Quantunque Cristo abbia elevato il
matrimonio alla dignità di un sacramento che rivela l'amore e la vita della
Trinità, è stato anche un testimone vivente della vita del mondo a venire.
Il celibato sacerdotale per noi è la la testimonianza vivente di questa vita
in cui l'unità e la gioia del matrimonio tra un uomo e una donna è
sorpassata nella perfetta comunione d'amore con Dio. Il celibato
correttamente compreso e vissuto rende libera una persona di amare e servire
gli alri come fece Cristo.

Nel corso degli ultimi quarant'anni, il celibato è stato una testimonianza
perfino più potente rispetto al sacrificio d'amore di uomini e donne che
offrono loro stessi nel servizio alle loro comunità.

5. Il sacerdozio femminile aiuterebbe a risolvere il problema

Semplicemente non esiste una connessione logica tra il comportamento
deviante di un'esigua minoranza del clero maschile e l'inclusione delle
donne nelle sue fila. Sebbene sia vero che la maggior parte delle
statistiche sugli abusi infantili mostri che gli uomini sono più inclini
all'abuso di bambini, il fatto è che anche alcune donne sono molestatrici di
bambini. Nel 1994 il National Opinion Research Center ha mostrato che la
seconda causa più comune di abuso sessuale infantile rigurdava donne che
abusavano di ragazzini. Per ogni tre molestatori maschi c'è una molestatrice
femmina. Le statistiche sulle donne che commettono violenze sessuali sono
più difficili da ottenere perché il crimine è più nascosto (Intervista col
Dott. Richard Cross, "A Question of Character", National Opinion Research
Center; cf. Carnes). Inoltre le loro vittime più frequenti (ragazzini) sono
meno inclini a denunciare abusi sessuali, specialmente quando la
molestatrice è una donna (O'Leary, "Child ***ual Abuse").

Ci sono ragioni per cui la Chiesa non può ordinare donne (come spiegato
numerose volte da Giovanni Paolo II). Ma questo non c'entra nulla. Il
dibattito sull'ordinazione femminile è completamente senza rapporto col
problema della pedofilia e altre forme di cattiva condotta sessuale.

6. L'omosessualità non è collegata alla pedofilia

Ciò è chiaramente falso. Gli omosessuali sono tre volte più inclini ad
essere pedofili rispetto agli uomini eterosessuali. Quantunque la pedofilia
esclusiva (l'attrazione da parte dell'adulto verso bambini in età
prepuberale) sia un fenomeno raro ed estremo, un terzo degli uomini
omosessuali è attratto da ragazzi adolescenti (Jenkins, "Priests and
Pedophilia"). La seduzione di ragazzi adolescenti da parte di uomini
omosessuali è un fenomeno ben do***entato. Questa forma di comportamento
deviante è il tipo più comune di abuso da parte del clero ed è direttamente
connesso al comportamento omosessuale

Come mostra Michael Rose nel suo imminente libro, "Goodbye! Good Men",
esiste un'attiva subcultura omosessuale all'interno della Chiesa. Ciò è
dovuto a diversi fattori. La confusione della Chiesa in conseguenza della
rivoluzione sessuale degli anni '60, il tumultuoso seguito del Concilio
Vaticano II, e la maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella
cultura diffusa hanno creato un ambiente in cui gli uomini omosessualmente
attivi sono stati ammessi e tollerati nel sacerdozio. la Chiesa confidò
maggiormente sulla professione psichiatrica per vagliare i candidati e per
curare quei preti identificati come aventi dei problemi. Nel 1973 la
Psychological Association mutò la sua definizione dell'omosessualità come un
orientamento oggettivamente disordinato e la rimosse dal Diagnostic and
Statistic Manual IV (Nicolosi, J., 1991, "Reparative Therapy of Male
Homo***uality", 1991; Diamond, E., et. al., "Homo***uality and Hope",
unpublished CMA do***ent). La cura dei comportamenti sessuali devianti seguì
a ruota.

Mentre il modo di rivolgersi da parte della Chiesa nei confronti di coloro
che lottano con le attrazioni omosessuali è stato compassionevole, essa è
stata ferma nel mantenere il punto di vista secondo il quale l'omosessualità
è oggettivamente disordinata e il matrimonio tra un uomo e una donna è il
contesto proprio per l'attività sessuale.

7. La gerarchia cattolica non ha fatto niente per far fronte alla pedofilia

Sebbene possiamo essere tutti d'accordo che la gerarchia non abbia fatto
abbastanza, quest'affermazione tuttavia è falsa. Quando nel 1983 venne
modificato il Codice di Diritto Canonico della Chiesa, fu aggiunto un
importante passaggio: «Il chierico che abbia commesso altri delitti contro
il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con
violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16
anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato
clericale, se il caso lo comporti» (CIC 1395, 2).

Ma questa non è certamente l'unica cosa che ha fatto la Chiesa. I vescovi,
inizialmente con Paolo VI nel 1967, ammonirono pubblicamente il fedele
cattolico riguardo le conseguenze negative della rivoluzione sessuale. La
lettera enciclica del papa "Sacerdotalis caelibatus" affrontava la questione
del celibato sacerdotale in presenza di una cultura che richiedeva a gran
voce più ampia "libertà" sessuale. Il papa confermava il celibato nel
momento in cui invitava i vescovi ad assumersi la responsabilità nei
confronti dei «confratelli turbati da difficoltà, che espongono a serio
pericolo il dono divino che è in essi». Raccomandava i vescovi di cercare
l'aiuto appropriato per questi sacerdoti o, in casi gravi, richiedere una
dispensa per i sacerdoti che non potevano essere aiutati. Inoltre chiedeva
loro di essere più prudenti nel giudicare l'idoneità dei candidati al
sacerdozio.

Nel 1975 la Chiesa pubblicò un altro do***ento intitolato "Dichiarazione su
alcune questioni di etica sessuale" (3) (scritto dal cardinal Joseph
Ratzinger) che affrontava esplicitamente, tra le altre questioni, il
problema dell'omosessualità tra i sacerdoti. Entrambi i do***enti del 1967 e
del 1975 considerarono dei tipi di devianze sessuali, pedofilia ed
efebofilia incluse, specialmente diffuse tra gli omosessuali

Nel 1995 la Commissione ad hoc sugli abusi sessuali pubblicò delle direttive
di condotta per le allora 191 diocesi della nazione per aiutarle
nell'elaborazione di linee di condotta per affrontare il problema del abuso
sessuale di minori. Quasi tutte le diocesi risposero ed elaborarono le loro
politiche (Do***ento della Conferenza episcopale degli Stati Uniti,
"Guidelines for dealing with Child ***ual Abuse", 1993-1994). In questo
periodo la pedofilia venne riconosciuta come un disordine che non poteva
essere curato, e un problema che stava diventando più diffuso a causa
dell'aumento della ****ografia. Prima del 1994 i vescovi accoglievano
suggerimenti da parte di esperti nella professione psichiatrica convinti che
la pedofilia potesse essere curata con successo. I sacerdoti colpevoli di
abusi sessuali venivano mandati ad una delle svariate strutture di cura da
una parte all'altra degli Stati Uniti. I vescovi facevano spesso affidamento
sui giudizi degli esperti nel determinare se i sacerdoti fossero idonei al
ministero. Questo non attenua la negligenza da parte di alcuni nella
gerarchia, ma offre una certa panoramica.

In risposta agli scandali recenti alcune diocesi stanno istituendo
commissioni speciali per gli abusi infantili come pure gruppi di patrocinio
delle vittime; e stanno ufficialmente riconoscendo che ogni legittima
testimonianza di abuso debba essere affrontata immediatamente.

8. L'insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale è il vero problema, non
la pedofilia.

L'insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale è radicato nella dignità
della persona umana e nella bontà della sessualità umana. Questo
insegnamento condanna l'abuso sessuale di bambini in tutte le sue forme,
esattamente come condanna altri riprovevoli crimini sessuali come lo stupro,
l'******o, la ****ografia infantile e la prostituzione infantile. In altri
termini, se quest'insegnamento fosse vissuto non ci sarebbe affatto la
pedofilia.

L'idea che questo insegnamento conduca in qualche modo alla pedofilia si
basa su un'incomprensione o su un deliberato travisamento della morale
sessuale cattolica. La Chiesa riconosce che l'attività sessuale senza
l'amore e l'impegno fondati unicamente sul matrimonio insidii la dignità
della persona umana e sia in definitiva distruttiva. Per quel che riguarda
il celibato, secoli di esperienza hanno dimostrato che uomini e donne
possono astenersi dall'attività sessuale conducendo vite soddisfacenti, sane
e significative.

9. I giornalisti cattolici hanno ignorato il problema della pedofilia

Come sa ogni lettore di CRISIS, quest'affermazione è pale*****te falsa. Il
nostro articolo di frontespizio dell'ottobre 2001 metteva in evidenza
"L'alto prezzo della pedofilia dei sacerdoti", un resoconto sullo scandalo
che sulla stampa principale non sarebbe scoppiato per altri tre mesi. Potete
leggere l'intero articolo a:
http://www.crisismagazine.com/october2001/index.html.

E non siamo stati gli unici a trattare il problema della
pedofilia/pederastia. Charles Sennot, autore di "Broken Covenant", Rod
Dreher di "The National Review", il co-fondatore di CRISIS Ralph MacInerny,
Maggie Gallagher, Dale O'Leary, il "Catholic Medical Association", Michael
Novak, Peggy Noonan, Bill Donohue, il Dott. Richard Cross, Philip Lawler,
Alan Keyes e Monsignor George Kelly hanno tutti trattato la questione
esaustivamente.

Che i media principali abbiano deciso di ignorare il nostro lavoro non
significa che non sia stato fatto.

10. L'obbligo del celibato limita il numero di uomini candidati al
sacerdozio, col risultato di un numero elevato di sacerdoti sessualmente
squilibrati.

Prima di tutto, non c'è un «numero elevato di sacerdoti sessualmente
squilibrati». Di nuovo, la vasta maggioranza dei sacerdoti sono normali,
sani e fedeli. Ogni giorno si dimostrano degni della fiducia e della
confidenza di coloro che sono affidati alla loro responsabilità.

Secondo, coloro che non si sentono chiamati alla vita del celibato ipso
facto non sono chiamati ad essere sacerdoti cattolici. Infatti, la maggior
parte degli uomini non sono destinati ad essere celibri. Tuttavia alcuni lo
sono, e di costoro alcuni sono chiamati da Dio al sacerdozio.

Una vocazione sacerdotale, come il matrimonio, richiede il mutuo e libero
consenso di entrambe le parti. Così, la Chiesa deve discernere se il
candidato sia effettivamente degno e adatto mentalmente, psichicamente e
spiritualmente per impegnarsi in una vita di servizio sacerdotale. Il
desiderio di un candidato al sacerdozio non costitusce di per se stesso una
vocazione. Tra i direttori spirituali e vocazionali c'è ora anche più
consenso riguardo le pecche caratteriali tali da rendere inidoneo come
candidato una persona altrimenti con i requisiti necessari.

NOTE (a cura del traduttore)

(1) Philip Jenkins, "Pedophiles and Priests. Anatomy of a Contemporary
Crisis", Oxford University Press, New York-Oxford 1996

(2) Paolo VI, Sacerdotalis caelibatus. In Internet:
http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/encyclicals/do***ents/hf_p-vi_enc_
%2024061967_sacerdotalis_it.html.

(3) Congregazione per la dottrina della fede, Persona Humana. Alcune
questioni di etica sessuale, 1975. In Internet:
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/do***ents/rc_con_cfai
%20th_doc_19751229_persona-humana_it.html.
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