Gerusalemme e tempio devastati da Antioco (case mani)
[...] Quando il re venne a conoscenza di questi fatti, concluse che la
Giudea stava ribellandosi.
Perciò, tornando dall'Egitto furioso come una belva, prese la città con le
armi e diede ordine ai soldati di colpire senza risparmio quanti capitavano
e di uccidere quelli che si rifugiavano nelle case. Vi fu massacro di
giovani e di vecchi, sterminio di uomini, di donne e di fanciulli, strage di
fanciulle e di bambini. Ottantamila in quei tre giorni furono spacciati,
quarantamila nel corso della lotta e in numero non inferiore agli uccisi
furono quelli venduti schiavi.
Non sazio di questo, Antioco osò entrare nel tempio più santo di tutta la
terra, avendo a guida quel Menelao che si era fatto traditore delle leggi e
della patria, e afferrò con empie mani gli arredi sacri; quanto dagli altri
re era stato deposto per l'abbellimento e lo splendore del luogo e per segno
d'onore, egli lo saccheggiò con le sue mani sacrileghe.
Antioco s'inorgoglì, non comprendendo che il Signore si era sdegnato per
breve tempo a causa dei peccati degli abitanti della città e per questo quel
luogo era stato abbandonato.
Se il popolo non si fosse trovato implicato in molti peccati [...] costui al
suo ingresso sarebbe stato colpito da flagelli e sarebbe stato distolto
dalla sua audacia.
Ma il Signore aveva eletto non già il popolo a causa di quel luogo, ma quel
luogo a causa del popolo.
Perciò anche il luogo, dopo essere stato coinvolto nelle sventure piombate
sul popolo, da ultimo ne condivise i benefici;
esso, che per ira dell'Onnipotente aveva sperimentato l'abbandono,
per la riconciliazione del grande Sovrano fu ripristinato in tutta la sua
gloria.
[2 Mac 5, 11-20]
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"Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto
infatti:
Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge,
ma, dopo la mia resurrezione, vi precederò in Galilea". [Mt 26, 30-32]
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